Lettera per una madre: "Laura Angelini morta nell’indifferenza della sua amata Ravenna"

Per una vita insegnante alla Santi Muratori, l’83enne si è sentita male in una panchina di via Mazzini. Il figlio: "Nessuno dei passanti l’ha aiutata"

Laura Angelini

Laura Angelini

Ravenna, 9 febbraio 2024 – All’età di 83 anni è scomparsa la ravennate Laura Angelini, che in tanti in città hanno conosciuto come insegnante alle scuole medie, per oltre vent’anni alla Santi Muratori.

E proprio quella città che ha tanto amato, e che non avrebbe scambiato con nessun’altra, l’ha ‘tradita’, lasciandola sola nel momento più difficile. Si è sentita male in via Mazzini lunedì 5 febbraio e nessuno l’ha soccorsa per mezz’ora, fino all’arrivo del figlio che l’ha trovata in condizioni ormai disperate.

E proprio il figlio Alberto Bernardi in una lettura denuncia la ‘tragedia dell’indifferenza a Ravenna’ che si aggiunge alla sua personale tragedia.

Alberto e il fratello Paolo sono i figli che Laura Angelini ha avuto con il marito Giuliano Bernardi, indimenticato baritono e scomparso prematuramente nel 1977 in un incidente stradale a soli 37 anni. A lui nel 2017 è stata dedicata, per volontà di Cristina Muti Mazzavillani, una delle iniziative del Ravenna Festival volta a valorizzare i giovani talenti, e di seguito intitolato il giardino comunale situato tra via Colombo Lolli e via Fiume Avisio.

Voglio raccontare una tragedia, la mia tragedia personale, ma che si ripercuote nella tragedia di una città, la mia Ravenna, che stento a riconoscere. Vorrei che questo racconto potesse scuotere qualche anima o almeno riuscisse a evitare che situazioni simili si ripetano. Lunedì mattina 5 febbraio, una signora di 83anni in splendida forma fisica e mentale è morta. La signora in questione si era svegliata di buon mattino come sempre, aveva sbrigato le faccende di casa, poi si era vestita con gusto e sobrietà per andare in centro. Inforcata la bicicletta verso le 11, ha passato il suo borgo San Rocco e arrivata all’altezza della chiesa di Sant’Agata in via Mazzini si è sentita male, ha abbandonato la bicicletta e si è accasciata sulla panchina. Non riusciva a respirare e si dimenava alla ricerca di ossigeno. Ha chiamato il primo numero di telefono che aveva sul cellulare, quello del figlio. Lo ha dovuto fare quattro volte perché non riusciva a parlare né a dire dove si trovasse finché il figlio ha capito e si è precipitato. L’ha trovata sulla panchina in condizioni disperate e nonostante la velocità e l’immediatezza del suo soccorso, la donna è deceduta all’arrivo del pronto soccorso per un infarto esteso al miocardio. Quella donna era mia madre, si chiamava Laura Angelini. Era vedova dal 1977, quando mio padre a 37 anni ci lasciò in un incidente stradale. Era una donna di forza e determinazione, di dolcezza e serietà e mancherà infinitamente a tutti coloro che l’hanno conosciuta e amata. Fino a qui può sembrare una storia come tante, dove ogni figlio ritiene che la propria madre fosse la migliore e che quando la perde, a qualsiasi età sia, sente un vuoto incolmabile e una frattura interiore difficile da sanare. Purtroppo non è solo questo. È la storia di una società incapace di aiutare, è la storia di una donna rimasta 30 minuti in agonia su una panchina senza che nessuno delle decine di persone che passavano a piedi o in bicicletta si accorgesse di lei, è la storia di una morte che forse poteva essere evitata o forse no. Non è un j’accuse verso qualcuno ma è un grido di allarme per una società che ha perso ogni valore, anche i più umani, che si chiude nell’indifferenza come arma di difesa (difesa da cosa poi non si sa). In una bella giornata di sole di febbraio, mia madre se ne è andata per sempre tra l’indifferenza della sua città, quella città che amava e che non avrebbe cambiato con nulla e che invece l’ha tradita nell’unico momento in cui lei le ha chiesto aiuto".