Pronti alla furia del mare: la trincea di sabbia contro le mareggiate

Ravenna, da Marina a Lido di Savio, lunga una ventina di chilometri e alta quasi due metri, la super duna il 27 ottobre ha evitato danni agli stabilimenti

Ravenna, 2 novembre 2023 – Dalla foce del Lamone al limite sud della spiaggia di Lido di Savio, una duna di sabbia alta in alcuni punti quasi due metri si snoda a ridosso dei bagni, pressoché senza soluzione di continuità: il completamento risale agli ultimi giorni di ottobre, in un tratto di alcune centinaia di metri fra il lato sud di Punta Marina e il canale di bonifica, al confine con Lido Adriano.

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Una foto del 26 ottobre a Punta Marina, con i mezzi al lavoro per creare la duna. Nella foto piccola la barriera eretta a Marina di Ravenna (Foto Zani-Corelli)
Una foto del 26 ottobre a Punta Marina, con i mezzi al lavoro per creare la duna. Nella foto piccola la barriera eretta a Marina di Ravenna (Foto Zani-Corelli)

Un lungo cordone sabbioso che la mattina di venerdì scorso ha salvato in più punti gli stabilimenti dall’allagamento. Quella del 27 ottobre è stata la prima mareggiata d’autunno, alimentata dal forte vento di scirocco e dalla marea che alle 10.57 aveva raggiunto la quota, di rilievo, ma non eccezionale, di metri 0,79 sul medio mare (nella pialassa Baiona l’acqua era giunta al bordo di via delle Valli e tutti i capanni sono rimasti allagati).

Un cordone sabbioso di una ventina di chilometri che ha due artefici, come accade da qualche tempo, ovvero la Cooperativa Bagnini e il Comune. Al momento la diga eretta dal Comune è quella che va dalla foce del Lamone fin verso porto Corsini, a protezione dei bagni di Marina Romea; il cordone di sabbia eretto fra Marina e Lido di Savio (con l’utilizzo di materiale dell’arenile) è invece opera della Cooperativa.

Spiega l’assessore Federica Del Conte: "Intanto la premessa è che noi come Comune interveniamo nella protezione degli stabilimenti balneari solo in quelle aree che sono soggette ad erosione. C’è infatti un accordo fra noi e la Cooperativa per questo tipo di intervento, a fronte anche del fatto che per via delle procedure di gara, noi non potremmo essere pronti prima di metà novembre. E infatti oggi posso dire che, a gara conclusa, l’impresa che si è aggiudicata l’appalto potrà partire con i lavori al massimo entro una decina di giorni".

Visto che una diga di sabbia è fatta, il vostro lavoro in che cosa consiste?

"Nel rinforzare la duna eretta dai bagnini negli arenili a rischio, ovvero Lido di Savio, Lido Adriano e parte di Punta Marina, in un tratto verso Marina".

La sabbia necessaria da dove proviene?

"Le fonti sono quattro. Lo stesso arenile qualora vi sia ancora eccedenza, la foce del Lamone che tende ripetutamente a insabbiarsi, lo stoccaggio, ripulito dai corpi estranei, fatto da Hera a seguito della pulizia estiva degli arenili e infine, se ce ne fosse necessità, le cave".

La duna già eretta lungo l’arenile di Marina Romea è invece opera del Comune…

"Sì, perché l’opera risponde anche a un altro fine, ovvero, a fine inverno, al ripascimento delle dune naturali esistenti. Qui la sabbia proviene in buona parte dalla foce del Lamone".

Proprio alla foce del Lamone la mareggiata del 27 ottobre ha eroso molto l’alta duna naturale su cui sorge il bagno Boca Barranca. Come è noto si tratta di uno dei punti più critici del litorale. A quanto ammonta la spesa per tutti questi lavori?

"A mezzo milione di euro, tutti a carico del Comune. Fino a un anno fa la metà era invece coperta dall’Eni quale quota di compensazione per le estrazioni del metano. L’accordo è scaduto e occorre attendere la ripresa delle attività metanifere".

Vista la situazione di alterazione del clima e l’incessante scioglimento dei ghiacci al Polo Nord, occorrerà però pensare a ben altri tipi di interventi per la salvaguardia futura del territorio.

"Naturalmente, direi anzi che è un imperativo categorico e sono sicura che ci aiuterà la tecnologia. Non si può certo pensare di delocalizzare il litorale. D’altronde già adesso con la collaborazione dei corsi della facoltà di Beni Ambientali si stanno mettendo a punto modelli per la riproduzione di eventi futuri a partire dalle ricadute, positive o negative, delle scogliere".

Due i tratti di spiaggia che restano scoperti dalla diga invernale di protezione. Uno è a Casal Borsetti, a nord e a sud del porto canale.

"Si tratta di un litorale che appare ben protetto dalle scogliere. Se ritengono saranno i bagnini a intervenire" evidenzia l’assessore. L’altro tratto è costituito dai trecento metri della spiaggia dei naturisti dove non ci sono strutture da difendere. A Lido di Dante infatti la diga copre solo il tratto antistante gli stabilimenti.