I migranti di Ravenna accolti in convento: "I parenti sono in Germania, quando potremo ripartire?"

Il racconto dei richiedenti asilo siriani, moolti vogliono raggiungere il nord Europa. C’è chi ha trascorso 12 anni in Libia: "Lì ora la situazione è terribile"

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Ravenna, 27 settembre 2023 – L’Italia sembra davvero non essere l’ultima destinazione del gruppo di richiedenti asilo sbarcati lunedì a Ravenna, ora ospitati al convento Emiliani di Fognano: alle varie famiglie sono state date indicazioni vaghe circa la durata della loro permanenza qui, così come in merito all’istruzione della dozzina di bambini che fanno parte del gruppo, di età comprese fra i sei anni e l’adolescenza. "No, nessuno ha parlato di scuole", conferma la madre di alcuni di loro.

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Sono siriani e in piccola parte libici i ventisette profughi (il 28esimo, egiziano, è stato arrestato immediatamente dopo lo sbarco perché accusato di essere lo scafista) approdati qui: la nave umanitaria Life Support li ha recuperati su un gommone di sei metri ormai alla deriva, dopo un viaggio in mare di 48 ore, partito dalla città libica di Misurata.

Alcuni non sanno nemmeno dove si trovino al momento: glielo mostriamo su Google Maps. Due fratelli, entrambi siriani, appaiono increduli. Non immaginavano di essere già così vicini alla Germania, la loro vera meta: sullo schermo riconoscono Bologna, i corridoi gialli delle autostrade che portano verso nord. I loro sguardi si illuminano. Là, "in Almania", hanno un conoscente, ci spiegano, "ma non sappiamo in quale città si trovi".

I due raccontano di essere rimasti in Libia dodici anni: fanno parte insomma della prima ondata di profughi siriani. "Siamo partiti solo ora. In Libia la situazione non è mai stata terribile come adesso". Un loro compagno di traversata non smette di fare telefonate: sulla mano destra ha una ferita vistosa, ricucita presumibilmente da alcuni mesi. Si apre ad alcune confidenze dopo l’offerta di una sigaretta. Viene dalla Siria: "Surya", taglia corto. "Da Hama". Poche parole prima di una nuova telefonata. Con sé non ha quasi nulla: solo alcuni dollari che chiede dove poter cambiare in euro. Dopo la sostanziale vittoria nella guerra civile, il regime di Assad è ora intento in una meticolosa resa dei conti. Chi non accetta l’omogeneizzazione del paese secondo i desiderata del governo può solo fare le valigie.

Una 18enne , Elma, l’unica a sapere inglese, inizialmente chiede alla madre il permesso di parlarci. Ottenuto l’assenso, è un fiume in piena: è lei a tradurre le domande dei compagni di traversata, desiderosi di sapere se sia possibile partire in autonomia, se possano insomma abbandonare il convento e raggiungere Germania, Francia, Svezia. Lei, dopo alcune timidezze, non nasconde che non le dispiacerebbe rimanere in Italia. "Ma tutti abbiamo parenti della diaspora siriana nei paesi del nord Europa. Là sarebbe più facile per noi". Altri sembrano avere già provveduto. Poco prima delle 11, nel piazzale vicino, da un’automobile scende un uomo, a quanto pare anch’egli siriano: lui e alcuni dei profughi sembrano conoscersi, essersi dati un appuntamento. Insieme vanno al bar, acquistano delle sigarette, scambiano alcune parole in arabo. Sulla sua identità le bocche dei richiedenti asilo rimangono cucite, ma è evidente il sollievo di molti di loro.

"È così che ha luogo l’ultimo capitolo della traversata – spiega Mirko Betti, presidente della cooperativa Acquacheta, che assisterà questo gruppo di profughi durante la loro permanenza a Fognano –. Molti hanno dei contatti in Austria e Germania: amici e parenti regolarmente residenti là, disponibili a caricare i profughi sulle auto di loro proprietà e a passare il confine del Brennero con loro. Fermarli è impossibile: le auto con targa austriaca che varcano il confine sono centinaia di migliaia ogni giorno. Per i siriani l’Italia è un Paese di attraversamento: non si fermeranno una volta arrivati così vicino alla meta".