Quotidiano Nazionale logo
1 mag 2022

Tre fratelli sul ring, la boxe è affare di famiglia

La storia dei Marku, il papà era un campione in Albania, i figli agonisti con la Reggiana Olmedo collezionano titoli e medaglie

I tre fratelli Marku, protagonisti con la Reggiana Boxe Olmedo di Michael Galli. Da sinistra. Dario (13), Alesio (15) e Arnaldo (19)
I tre fratelli Marku, protagonisti con la Reggiana Boxe Olmedo di Michael Galli. Da sinistra. Dario (13), Alesio (15) e Arnaldo (19)
I tre fratelli Marku, protagonisti con la Reggiana Boxe Olmedo di Michael Galli. Da sinistra. Dario (13), Alesio (15) e Arnaldo (19)

Quando il pugilato è un affare di famiglia. Tre fratelli di 13, 15 e 19 anni calpestano insieme il ring del Mirabello. Tutti e tre incredibilmente in grado di approdare alle categorie dell’agonismo con i colori della Reggiana Boxe Olmedo del presidente Emiliano Martinelli e del direttore sportivo Luca Quintavalli.

E’ la storia della famiglia Marku, che ha i guantoni nelle vene. Letteralmente, dato che persino il padre è stato un grande campione del passato in Albania. "Ed è stato proprio lui ad affidarmi i nostri tre piccoli “porcellini - racconta divertito il maestro Michael Galli -. Mi ha avvicinato anni fa, mi ha studiato un po’ e poi mi ha detto “Ciao, voglio che i miei tre ragazzi si allenino con te. Ma non tra gli amatori, tutti quanti con gli agonisti”. L’ho avvertito che sarebbe stata dura, ma alla fine aveva ragione lui...". Un po’ come i Minguzzi imolesi nella lotta, o i norvegesi Ingebrigtsen nell’atletica, quando il Dna è forte basta farlo emergere.

Il più giovane dei talenti di passaporto albanese, da 12 anni qui in Italia, è il mancino Dario, che ha già affrontato 5 incontri. Medaglia d’argento al prestigioso Torneo Mura, è arrivato sullo Stivale che aveva appena un anno e oggi frequenta la terza media dell’istituto Kennedy. Alesio invece, il fratello di mezzo, ha iniziato a boxare al Mirabello quando aveva solo 10 anni e già conta 16 match all’attivo con 15 vittorie, uno score da far invidia a moltissimi adulti. Lui, come il più grande, è iscritto all’Enaip e sta frequentando il primo anno propedeutico. Alesio ha vinto il torneo debuttanti appena arrivato, ha trionfato al Torneo Mura al secondo anno e poi ha conquistato la medaglia d’oro ai Campionati Italiani: è il campione in carica. Infine c’è Arnaldo, che ha già collezionato 45 match senza nemmeno avere 20 anni. E per lui la strada è segnata: passare al professionismo, dove i colpi sono forse meno belli ma molto più duri. Medaglia di bronzo ai Campionati italiani degli élite, tornerà sul ring a brevissimo per i Campionati italiani e questa volta per strappare la medaglia d’oro.

Alesio, cosa si prova a stare sul ring con i tuoi due fratelli?

"E’ una sensazione sia bella sia brutta, perché quando facciamo sparring tra di noi finisce anche che litighiamo, perché andiamo magari un po’ più forte del normale".

Hai mai fatto male a uno dei tuoi fratelli?

"Sì certo, ma devo dire che non mi sono mai sentito in colpa, anche perché lui me le ha restituite. E dopo ci siamo voluti bene come prima. Tra noi c’è un grande rapporto, ci aiutiamo sempre, quando stiamo male ne parliamo insieme. E poi parlare tra noi di pugilato ci aiuta molto".

Anche il papà era pugile. Questo vi rende più complicate le cose?

"In Albania mio padre è stato un campione. La gente pensa che siamo stati obbligati da lui a combattere, ma non è assolutamente vero. Io fin da piccolo ho sempre amato gli sport da combattimento e quindi ne avrei fatto uno qualsiasi. Idem mio fratello più grande".

Cosa vi ha insegnato il pugilato?

"La boxe ci aiuta tantissimo a non sfogarci fuori dalla palestra. Ci costringe a una disciplina e a una vita equilibrata. Un pugile deve anche riuscire a controllarsi e questo ce lo ha anche detto mio padre. Lui dice sempre: “Se qualcuno vi offende voi provate a scappare, se non riuscite fate solo autodifesa”".

E la mamma? Sarà spaventata.

"No, perché le piace questo sport. Anche se a volte è in apprensione avendo tutti i figli che combattono...".

Inutile chiederlo a uno solo di voi ma... Chi è il più forte?

"Beh, se la domanda è “Chi ha vinto di più?” allora sono io (gongola). Ma il più forte è difficile dirlo, anche perché sennò la pago a casa...".

E il maestro Galli cosa rappresenta per te? Uno zio acquisito?

"No no, Michael per me è come un secondo padre. Mi ha cresciuto non solo come pugile, ma come persona. Quando ero piccolo veniva in auto a prendermi fin sotto casa per portarmi agli incontri".

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?