La battaglia del prof: "Porto nella mia città i massimi esperti nella cura del cancro"

Il riminese Luca Magnani riunirà a fine maggio le menti più brillanti impegnate nel contrasto della malattia . Il caso della principessa Kate e l’incidenza dei tumori sui giovani.

Rimini, 2 aprile 2024 – A fine maggio convocherà a Rimini – sua città natale - le menti più brillanti dell’umanità, per un convegno scientifico nel quale si ragionerà sull’evoluzione del cancro, ovvero sui molteplici meccanismi attraverso cui i tumori cambiano, modificando le risposte alle terapie e, di conseguenza, la progressione stessa della malattia. Luca Magnani, riminese doc (l’attività di famiglia è il bar La brezza, a due passi dal Fulgor) e docente al prestigioso Institute of cancer research di Londra, dove guida un gruppo di ricerca sul cancro al seno, ha raccomandato ai suoi colleghi di non dimenticare occhiali da sole e costume da bagno.

Già, perché il convegno non si terrà in qualche austera aula accademica, ma al Rock Island, "il posto più informale che io conosca in città", dice lo studioso.

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Professor Magnani, i suoi colleghi resteranno a bocca aperta.

"Molti di loro lo sanno già, erano presenti alla prima edizione, nel 2022. Proprio in quell’occasione si erano resi conto di come si stesse bene a Rimini, di quanto fosse piacevole e poco ingessata l’atmosfera che si respirava. Gran parte della gente pensa agli scienziati come a marziani: in realtà, a loro piace fare le stesse cose che piacciono a tutti noi".

Il suo ultimo lavoro, pubblicato sulla rivista ‘Cancer discovery’, ha fatto il giro del mondo. Perché è così rivoluzionario?

"Abbiamo cercato di spiegare perché il cancro al seno può ripresentarsi anche diversi anni dopo il trattamento iniziale: le terapie ormonali, somministrate alle donne operate di cancro con l’obiettivo di prevenire le recidive, possono, in realtà, innescare cambiamenti in alcune cellule".

Che tipo di cambiamenti?

"Anziché morire, alcune cellule restano dormienti, come se andassero in ibernazione, per poi risvegliarsi diversi anni dopo: in tal modo, possono provocare recidive ancor più severe. Per fare un esempio in numeri, su 100 cellule trattate, 70 muoiono e 30 restano dormienti, avendo sviluppato una capacità di adattamento alla terapia ormonale".

Quale può essere la soluzione?

"L’ipotesi è affiancare alla terapia ormonale un trattamento innovativo, capace di impedire alle cellule tumorali di ‘andare in letargo’, prevenendo, di fatto, future recidive".

Il caso della principessa Kate conferma l’impressionante aumento dei carcinomi tra i giovani. Cosa sta succedendo?

"Un epidemiologo saprebbe spiegarlo meglio di me, ma sicuramente, nel caso del cancro al seno, c’è un problema legato agli stili di vita, specialmente all’alimentazione. È dimostrato che l’obesità è un fattore di rischio, così come la costante esposizione a sostanze chimiche nei prodotti che fanno parte della nostra quotidianità (dagli imballaggi alimentari agli articoli per la casa, ndr). Anche le gravidanze – che, fino ai 20/30 anni d’età, rappresentano un fattore di protezione – possono tramutarsi in fattore di rischio se affrontate in età più avanzata".

Il video della principessa Kate ci ha inchiodato di fronte a una cruda verità: il cancro fa ancora molta paura.

"Cinquant’anni fa i tumori non lasciavano scampo: la ricerca ha fatto passi da gigante, aumentando considerevolmente le capacità di sopravvivenza e risposta alle cure. Per questo è importante continuare ad avere fiducia nella scienza: lo dobbiamo a noi stessi e alle generazioni future".