Mestre, famiglie distrutte sul bus. Chi era in gita con le figlie e chi scappava dalle bombe: quei sogni finiti nel sangue

Dall’Ucraina si erano rifugiati in Croazia, poi la vacanza in Italia: solo tre superstiti. Tra le vittime anche padre, madre e due figlie piccole provenienti dalla Romania

Mestre, 6 ottobre 2023 – Un boato, probabilmente per lo scoppio di una delle bombe russe a Kherson, nell’Ucraina insanguinata dalla guerra. Poi la linea telefonica si è interrotta, mentre le autorità consolari stavano comunicando con i familiari di una delle persone a bordo del bus precipitato a Mestre. Erano fuggite dalla guerra, la maggior pare delle vittime ucraine, e si erano rifugiate in Europa. Otto vivevano in Croazia, due nuclei familiari che avevano deciso di andare a Venezia insieme, una gita di due giorni nella città-gioiello sulla laguna. Solo tre di loro sono sopravvissute. "Sono distrutto", ha detto ai conoscenti un uomo che ha perso il figlio e i suoceri e ha riabbracciato in ospedale la moglie che invece è riuscita a salvarsi.

La famiglia romena distrutta nella strage: i coniugi Mircea e Mihaela Ogrezeanu, di 45 e 42 anni, e le figlie Aurora (8) e Georgiana (13)
La famiglia romena distrutta nella strage: i coniugi Mircea e Mihaela Ogrezeanu, di 45 e 42 anni, e le figlie Aurora (8) e Georgiana (13)

Lui era rimasto in Croazia perché doveva lavorare, e aveva deciso di rinunciare alla breve vacanza. Altri ucraini sono arrivati ieri all’ospedale dell’Angelo di Mestre, dove si trovano diversi feriti e le salme delle vittime. Dai volti traspare il dolore e la preoccupazione. Non parlano italiano, li hanno accolti un’interprete e il console dell’Ucraina a Milano Andrii Kartysh, che ieri si recato a Venezia. Oltre all’assistenza ai familiari ci sono anche aspetti pratici da seguire, come il difficile rimpatrio delle salme in zone come Kherson e Donetsk, sconvolte dalla guerra. Un triste viaggio dal costo di migliaia di euro, che dovrebbe essere coperto dalla compagnia assicurativa della società di trasporti. L’Ucraina è il Paese che ha pagato il prezzo più alto, in termini di vite umane, con nove morti, tra cui cinque residenti in Croazia. Molti sono giovanissimi. Daria Lomakina (10 anni) Anastasia Morozova (12 anni) Vasyl Lomakin (70 anni) Yuliia Niemova (10 anni) Irina Pashchenko (20 anni), Liubov Shyshkarova (20 anni), Dmytro Sierov (33 anni), Serhii Beskorovainov (70 anni), Tetiana Beskorovainova (69 anni). Altri sei ucraini sono rimasti feriti, tra cui una bimba di quattro anni ricoverata all’ospedale di Padova in condizioni "ancora estremamente gravi" per i traumi e le ustioni. La sua mamma, Caterina, è in terapia intensiva a Treviso.

"Voglio sapere cosa è successo, di chi è la responsabilità", ha spiegato il 39enne Alexander Lomakyn, che nello schianto ha perso il padre, Vasyl. È ricoverato a Mestre e dell’incidente ricorda "solo un boato", come un terremoto. "Poi mi sono trovato in mezzo ai cadaveri – racconta – c’era tanto sangue, feriti che urlavano". Vite spezzate e intere famiglie distrutte. Erano in gita in Italia anche Mircea Gabriel Ogrezeanu, 45 anni, e la moglie Mihaela Loredana. Con loro i figli Aurora Maria e Georgiana Elena, di 8 e 13 anni. Sono tutti morti nell’incidente. Originari della Romania, vivevano in Germania. La loro era una breve gita di famiglia, avevano scelto di alloggiare al camping Hu vicino alla tangenziale anche per i frequenti collegamenti con Venezia garantiti dal bus elettrico-navetta che martedì sera è precipitato. Poi ci sono gli sposi croati in luna di miele. La 28enne Antonela Perkovic, incinta, ha perso la vita. Il marito, il calciatore Marko Bakovic, è stato dimesso dal reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Mirano. "Ho perso tutto", ripete, distrutto dal dolore.

Tra i morti ci sono ’giramondo’ come la sudafricana Annette Pearly Arendse, 58 anni, che sulla sua pagina Facebook ha indicato come luogo di residenza Motta di Livenza, paese in provincia di Treviso. Tra i suoi post le foto a Bangkok, in Thailandia, "con la mia carinissima nipote" appena nata. "I ricordi felici manterranno il passato sempre presente", scriveva. Tra le vittime tedesche anche la piccola Charlotte Frommherz, di un anno e mezzo, e la 32enne Ane Elen Berger. Il giovane tedesco Jonathan Siddharta Grasse, che aveva solo 28 anni, era in Italia in vacanza con la sua Lucie Probst, 21 anni, alsaziana. Lui non ce l’ha fatta, lei è ricoverata all’ospedale di Dolo. Sognavano di essere cittadini del mondo: Jonathan parlava, oltre al tedesco anche inglese, francese e danese. Si era laureato in Biologia all’università di Ratisbona e in Psicologia a Hagen. Studiava Ingegneria Informatica all’ateneo di Horsens, in Danimarca, ma aveva anche la passione per la cucina: per alcuni mesi aveva fatto l’aiuto cuoco in Nuova Zelanda.

Poi i portoghesi Maria Fernandez Maciel Arnaud, 56 anni, e Gualter Augusto Carvahalido Maio, 58 anni. L’unico italiano, tra i 21 morti, è l’autista del bus, il 40enne Alberto Rizzotto.