Cesena, 31 amrzo 2017 - L’aumento delle tariffe dalla Tari decise da Atersir (l’organo di controllo sul servizio composto dagli enti locali) ha scatenato la reazione dei Comuni più piccoli del Cesenate, in larga parte schierati contro il rincaro della tassa sui rifiuti. particolarmente combattivo il sindaco di Bagno di Romagna, Marco Baccini, che minaccia sostanzialmente di impugnare la tariffa davanti al Tar. I sindaci dell’Unione Rubicone e Mare affermano chiaramente di non avere intenzione di recepire la rimodulazione delle tariffe – con aumenti del 5-7% a seconda dei Comuni – e hanno fatto saltare dagli ordini del giorno dei consigli comunali il punto relativo all’approvazione delle tariffe (il termine era fissato proprio per il 30 marzo) o bocciandola oppure approvandola (per motivi contabili) ma con specifiche contestazioni nelle relative delibere. Anche loro lasciano trasparire l’ipotesi di azioni legali. Tutti i sindaci, anche quello di Cesenatico che ha una posizione più sfumata, contestano le cifre fornite da Hera, accusata di opacità dal sindaco di Roncofreddo, Massimo Bulbi.

Mancanza di chiarezza e di trasparenza sono le accuse riportate anche in consiglio comunale a Cesena dalle forze di opposizione. Pesantissime le considerazioni di Marco Casali (Libera Cesena) e Natascia Biguzzi (Movimento 5 Stelle) che hanno denunciato di essere stati chiamati a decidere sulle tariffe dei rifiuti sulla base di relazioni scarne e poco chiare (fornite da Hera). Hanno denunciato tra l’altro che mentre si forniscono dati positivi sulla raccolta differenziata, poi l’ente gestore (Hera) chiede aumenti delle tariffe, il Comune le concede e riceve alla fine sostanziosi dividendi (due milioni di euro annui): un meccanismo definito senza mezzi termini una tassa occulta sui cittadini (16 milioni di euro in totale). Casali ha parlato di ‘socialismo capitalizzato’. Il gruppo Pd ha difeso l’adeguamento delle tariffe attuali (+2,5% in media) come passo sulla via della tariffazione puntuale ed evidenziano l’equità del provvedimento. La delibera è stata approvata coi voti del Pd e dei due consiglieri ‘progressisti’ di Art.1 (ex piddini).