Ferrara, 9 gennaio 2017 - Parallelamente alle richieste dei lavoratori di Carife di accedere all’esodo incentivato, riparte la mobilitazione dei risparmiatori. E’ l’Adusbef a chiamare all’appello anche gli obbligazionisti e gli azionisti della banca cittadina, assieme a quelli degli altri istituti coinvolti dalle recenti crisi: «La sentenza della Corte di Cassazione n. 23418 del 17 novembre scorso – dice il presidente Elio Lannutti – ha fatto cessare definitivamente l’immunità giudiziaria delle autorità di vigilanza sul sistema bancario e finanziario». Nel mirino in particolare Consob, «per omissione di vigilanza e la responsabilità sociale dei suoi funzionari ed esperti che hanno contribuito con l’Autorità di Vigilanza di Banca d’Italia a provocare il danno patrimoniale subito dagli investitori».

Lannutti cita esplicitamente Carife: «Già i default obbligazionari dello scorso decennio (Cirio, Parmalat, Argentina) avevano fatto riemergere il dubbio sulla legittimità dell’operato delle nostre Autorità per aver consentito la negoziazione di tali obbligazioni da parte delle banche nel territorio nazionale. Ora i recentissimi episodi di crisi finanziarie e depauperamento dei portafogli degli investitori, da Carife a Etruria, Banca Marche, Carichieti, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza e Banca Popolare di Bari – incalza il presidente di Adusbef – hanno riaperto rammaticamente il dibattito sul controllo sulla stabilità delle banche, la trasparenza nella vendita di titoli illiquidi (come le azioni non quotate) e l’inspiegabile mancata osservanza da parte degli intermediari degli obblighi informativi rafforzati in materia di distribuzione di prodotti finanziari illiquidi». Perciò Adusbef nel proprio sito internet ha pubblicato un modulo per aderire alla campagna di responsabilità.

Intanto le associazioni dei risparmiatori ferraresi dicono di attendere una risposta, ma soprattutto una convocazione al Quirinale, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in merito alla lettera – inviata lo stesso giorno in cui anche il sindaco Tagliani ha scritto al Capo dello Stato – nella quale lamentano la disparità di trattamento rispetto al caso di Montepaschi. «Nessun commissariamento per questa grande banca da lungo tempo malata, nessuna risoluzione, nessun licenziamento – scrivono Marco Cappellari e Mirko Tarroni –. Ora però il governo interviene con 8,8 miliardi di denaro pubblico, così risalta meglio differenza con i 300 milioni (peraltro messi dal Fondo Interbancario, e quindi di natura privata), che sarebbero bastati per rimettere in carreggiata Carife. E in tutto questo gli azionisti Mps hanno ancora le loro azioni, gli obbligazionisti retail saranno rimborsati al 100%, quelli istituzionali al 75%, e i dipendenti non rischiano il licenziamento». La lettera, dicono esibendo la ricevuta di ritorno, è arrivata a destinazione: «Adesso aspettiamo di essere ricevuti in delegazione».