Covid, Gimbe frena: "Green Pass solo per i grandi eventi, difficile applicarlo al resto"

Il presidente della fondazione di ricerca sul coronavirus esclude bar e ristoranti. "Dovrebbe essere vaccinato anche chi ci lavora"

Per Fondazione Gimbe il Green Pass non dovrebbe servire nei piccoli locali pubblici

People gather for aperitif time and dinner in Venice, northern Italy, 07 June 2021. Four more Italian regions turned into low-COVID-risk white zones on Monday, meaning most restrictions on commercial activities were lifted there. Abruzzo, Liguria, Umbria and Veneto joined Friuli, Molise and Sardinia on the lowest restrictions list. Meanwhile across Italy, in the yellow zones, an 11pm curfew was pushed back to midnight on Monday. ANSA/ ANDREA MEROLA

“La nostra posizione ufficiale è che” il Green pass “va preso in considerazione per i grandi eventi: stadi, concerti, eccetera. Diventa sempre più difficile il suo utilizzo per assembramenti più piccoli, perché non abbiamo un’equità di accesso al vaccino” anti-Covid. “Ci sono vari aspetti di tipo giuridico e sociale da considerare. Però è una strada da prendere in considerazione, perché in una campagna vaccinale di massa si può fare la prenotazione volontaria, la chiamata attiva, la spinta gentile ovvero il Green pass, e poi l’ultima strategia è rappresentata dall’obbligo”.

Lo sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ai microfoni della trasmissione ‘L’Italia s’è desta’ su Radio Cusano Campus. Secondo Cartabellotta, “in questo momento la strategia del Green pass è una di quelle che si possono prendere in considerazione”, però “verosimilmente non per tutte le applicazioni - precisa - perché se uno deve esibire il pass per andare al bar e al ristorante è doveroso che siano vaccinati coloro che in quei locali ci lavorano”. “Al momento facciamo meno di 100mila prime dosi al giorno” di vaccino anti-Covid. 

Anche perché, “per la quantità di vaccini che stiamo ricevendo, possiamo prevalentemente completare le seconde dosi”, rileva e sottolinea come “sulle forniture del terzo trimestre abbiamo una situazione un po’ anomala. In teoria - ricorda - dovremmo ricevere oltre 94 milioni di dosi, però vanno tolti 6 milioni di CureVac non autorizzato, 26 mln di AstraZeneca e 15 mln di J&J che non stiamo utilizzando. E’ verosimile che questi vaccini in Italia non arrivino mai, quindi avremo circa 45 mln di dosi Pfizer e Moderna. Rispetto ai numeri iniziali, avremo un numero quasi dimezzato”.