ACHILLE PEREGO
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Ucraina Russia: la benzina volerà sopra i due euro. Stangata anche su pane e pasta

Metano e petrolio battono ogni record, i primi effetti tra pochi giorni. Bollette sempre più care. L’allarme di Federconsumatori: "È una tempesta perfetta, le famiglie contrarranno i consumi"

Paura a Wall Street, un trader di New York guarda incredulo i maggiori titoli crollare

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La guerra in Ucraina non ha avuto solo un effetto immediato sul crollo delle Borse. La nuova impennata delle quotazioni del gas (che ha sfondato la soglia dei 110 euro a megawattora) e del petrolio (oltre i 100 dollari al barile) insieme con i maxi rincari del grano (quasi il 40% in un anno), importato anche da Russia e Ucraina, non potranno non avere pesanti conseguenze sui bilanci di famiglie e imprese. Tanto che in caso di conflitto, il Centro Studi di Unimpresa aveva ipotizzato nei giorni scorsi un aumento extra dell’inflazione dell’1,8% sia nel 2022 sia nel 2023 andando oltre il 6% e un contraccolpo dell’1,1% sul Pil, frenando la crescita stimata per quest’anno sotto il 3%.

Sommario

Il caro-benzina

Il forte incremento delle quotazioni del greggio non potrà non avere ripercussioni sul già elevato prezzo alla pompa, arrivato a inizio settimana in modalità self a una media di 1,85 euro al litro per la benzina e 1,722 per il gasolio con aumento da inizio anno, rileva l’Unione nazionale consumatori, pari rispettivamente al 7,6 e all’8,6% per un aggravio di spesa per il pieno, su base annua, di 156 euro per la verde e di 164 per il diesel. Ma se già sono spuntati prezzi, in modalità servito, superiori a 2 euro al litro per la verde, con un petrolio oltre i 100 dollari al barile è possibile ipotizzare che si arrivi al record appunto di 2,01 euro toccato nel 2012 quando il greggio costava 113 dollari al barile.

Le maxi bollette

Già con gli aumenti di gennaio (+55% la luce e + 41,8% il gas) decisi dall’Arera, l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente, una famiglia tipo con un contratto nel mercato tutelato spenderà quest’anno 1.098 euro in più e gli extra costi per famiglie e imprese toccheranno, secondo la Cgia, quasi 34 miliardi nel primo semestre dell’anno. Ma ad aprile, con i nuovi balzi delle quotazioni del gas potrebbe anche andare peggio, nonostante il nuovo pacchetto di sostegni taglia-bollette deciso dal governo che però, a conti fatti, porterà un minore incremento sulle bollette di luce e gas di una ventina di euro al mese per le famiglie. E la guerra, oltre al caro bolletta potrebbe creare anche problemi di approvvigionamento.

L'allarme agricoltura

Dopo il rincaro di quasi il 32%, il grano in un solo giorno ha visto il suo prezzo aumentare del 5,7% raggiungendo il valore massimo da 9 anni a 9.34 dollari a bushel (pari a 27,2 chili), valore che scatenò la guerra del pane nei Paesi del Nord Africa. Ma è al massimo dal 2012, avverte Coldiretti, anche il prezzo della soia e al livello più alto degli ultimi otto mesi quello del mais, prodotti base per l’alimentazione degli animali da allevamento. Ma il mondo dell’agricoltura deve fare i conti anche con i rincari dell’energia – che hanno colpito duramente serre e florovivaisti –, del gasolio per i trattori e di fertilizzanti e concimi con punte di rincari del 143%. E il caro trasporti e la protesta dei Tir mettono a rischio anche prezzi e filiera di frutta e verdura.

Il carrello della spesa

"Siamo di fronte non più a una tempesta, ma – sottolinea Giorgio Santambrogio, vicepresidente di Federdistribuzione e ad del gruppo VéGé – a un uragano perfetto che preoccupa". Se il caro grano potrebbe incidere nuovamente sul prezzo di pasta, biscotti e pane – già rincarati dal 10 al 15%, secondo Federconsumatori – nell’immediato non sarebbe prevista la richiesta di adeguamenti dei listini da parte delle aziende dopo aver chiesto nei mesi scorsi rincari anche del 20-25%. E quindi, aggiunge Santambrogio, "la preoccupazione riguarda soprattutto il possibile calo dei consumi delle famiglie". Gli effetti delle sanzioni Confindustria, in un report interno, redatto prima del precipitare della situazione, aveva fotografato i rapporti economici tra il nostro Paese e la Russia. Paese che rappresenta, con 11mila imprese esportatrici, l’1,5% del nostro export totale. Quasi la metà di quel 2,7% raggiunto fino al 2014, anno delle prime sanzioni per l’annessione della Crimea. Se complessivamente saranno colpiti i nostri 7 miliardi di esportazioni – mente l’import ne vale 12,6 con in testa gas, petrolio e metalli come l’alluminio – a forte rischio sono settori come l’arredamento, l’agroalimentare e la moda. Il Sistema Moda italiano ha esportato nei primi 11 mesi del 2021 ben 1,3 miliardi (+24%) mentre l’agroalimentare, rileva Coldiretti, dal 2014 ha perso 1,5 miliardi. E il rischio adesso è che si fermi quella ripresa che aveva visto l’anno scorso le nostre esportazioni, a partire da pasta, vino e spumante, toccare i 650 milioni (+14%).

Il colpo al turismo

L’effetto guerra rischia di farsi sentire sui turisti russi (1,7 milioni nel 2019) considerati dei big spender con uno scontrino medio di mille euro. "È assolutamente prematuro prevedere che cosa possa succedere d’ora in poi – spiega Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi –. Quello che sappiamo per certo è che nel 2019, prima del Covid, i turisti russi avevano registrato 5,8 milioni di presenze nel nostro Paese con una spesa di 984 milioni, pari al 2,2% di quella totale". E con 175mila pernottamenti per 20 milioni di euro, secondo Assoturismo Confesercenti, solo per la Pasqua ortodossa.