Russell Crowe, il mistero delle origini: Ascoli vince il derby dei sindaci. "Ma il tuo avo era di Fidenza"

Il piceno Fioravanti brucia il collega e consegna al Gladiatore olive e cittadinanza onoraria L’emiliano si rassegna ma scrive al divo: "Se vorrai quella vera, italiana, dovrai passare di qua"

Ascoli, 10 febbraio 2024 – A questo punto, che Luigi Ghezzi di Agostino – il trisavolo più famoso e conteso del momento – fosse ascolano o meno conta assai poco. Anzi, praticamente nulla. Nell’operazione Russell Crowe, il gladiatorio sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, ha bruciato ancora una volta tutti sul tempo.

Russell Crowe con la maglia dell’Ascoli calcio; a sinistra, un documento che riguarda Luigi Ghezzi
Russell Crowe con la maglia dell’Ascoli calcio; a sinistra, un documento che riguarda Luigi Ghezzi

Ebbene sì, lo aveva fatto con la cittadinanza onoraria proposta e fatta votare in Consiglio comunale a tempo di record dopo le rivelazioni social dell’attore neozelandese sulle origini della sua famiglia ("il mio trisavolo Luigi Ghezzi era di Ascoli"), e pazienza se poi smentite da tutti i documenti ufficiali; lo ha rifatto giovedì correndo a Sanremo dall’ormai illustre concittadino ospite del festival per dargliela, insieme alla maglia dell’Ascoli calcio e – udite, udite – alle immancabili olive, quasi un pedigree dell’ascolanità, altro che ricerche d’archivio. Come a dire: caro Russell, dovunque sia nato il tuo trisavolo, adesso sei davvero dei nostri, non ti manca proprio nulla.

E il Gladiatore non solo s’è prestato al siparietto – la sua frase "al mio segnale friggete le olive" (ascolane) passerà alla storia –, ma contento come una pasqua ha anche raccontato tutto, prima ai giornalisti di tutto il mondo e poi sul palco dell’Ariston davanti a dieci milioni di spettatori, mica quattro gatti.

"Il sindaco di Ascoli mi ha regalato una maglietta della squadra con il mio nome e una scatola di olive ascolane: le ho portate alla cucina dell’hotel e il cuoco le ha fritte, perfetto – ha raccontato nel pomeriggio alla stampa –. Mi hanno anche detto che ci sarà sempre una stanza a disposizione per me nell’hotel nella bellissima piazza del Popolo, ad Ascoli".

È vero, sì, che c’è "un po’ di confusione" sul luogo di nascita dell’avo italiano, ha ammesso anche Crowe facendo riferimento al derby tra Ascoli e Fidenza, ma com’è che si dice in questi casi? Chi arriva prima… E il fatto che i documenti d’archivio attestino che in effetti Luigi Ghezzi, figlio di Agostino e Anastasia Leggieri, nacque il 23 giugno del 1829 a Borgo San Donnino (oggi Fidenza), in provincia di Parma, e non ad Ascoli, ormai è diventato un particolare quasi trascurabile in tutta questa storia, almeno per i protagonisti. "Perché Luigi Ghezzi abbia scritto nei documenti per l’ingresso in Nuova Zelanda Ascoli Piceno e non Fidenza è un mistero", ha fatto spallucce il Gladiatore. E probabilmente il mistero è destinato a restare tale, a meno di altri colpi di scena.

Intanto l’altra sera, sul palco dell’Ariston, a domanda Crowe è tornato ancora sul tormentone delle sue origini e per non fare torto a nessuno ha nominato sia Ascoli che Parma (ma non Fidenza, forse ne avrà dimenticato il nome). Eppure, proprio nel pomeriggio il sindaco di Fidenza, Andrea Massari, gli aveva scritto una lettera aperta, allegando l’atto di nascita di Luigi Ghezzi, quello giusto, e aprendo di fatto il derby con il capoluogo piceno, anche se ormai fuori tempo massimo.

"Una serie di circostanze hanno fatto in modo che sostanzialmente ti fosse data un’informazione che si è rivelata errata. Devo purtroppo arrendermi al fatto che forse fa più comodo che tu sia originario di Ascoli Piceno. E così sia, per carità!", ha alzato le braccia Massari. Poi l’avviso: "Se mai avrai voglia di prendere la cittadinanza italiana, quella vera, non onoraria, sappi che dovrai passare da Fidenza per ritirare quell’atto di nascita, che nessuno potrà consegnarti a luglio". Eh già, l’11 luglio il tour del Gladiatore farà tappa proprio ad Ascoli, e c’è chi è pronto a giurare che è soltanto una fortunata coincidenza. A questo punto la missione è compiuta. Ma la genealogia in fondo c’entra poco, ad Ascoli basta che il suo nome abbia fatto il giro del mondo.