Stefania Camela si opera al naso e muore: "Era la mia vita, chi ha sbagliato paghi"

Parla il fidanzato della 47enne di San Benedetto del Tronto. L’intervento al setto in una clinica privata di Milano. "Due giorni dopo è crollata davanti a me in albergo. Sospetta embolia"

Un ritratto di Stefania con il compagno Michele Valerio Sibillo che l’ha vista morire
Un ritratto di Stefania con il compagno Michele Valerio Sibillo che l’ha vista morire

San Benedetto Del Tronto (Ascoli), 4 dicembre 2023 – Ha destato profondo cordoglio l’improvvisa morte di Stefania Camela, 47 anni, dipendente del Comune di San Benedetto del Tronto, dove per anni aveva lavorato nell’Ufficio Tributi e da alcune settimane era stata trasferita nella segreteria del sindaco Antonio Spazzafumo. Nei giorni scorsi si era sottoposta a un intervento chirurgico al naso, nella clinica privata Blumar Medica di Milano e dopo 48 ore è morta per una sospetta embolia. Stefania era felicissima per questo nuovo percorso lavorativo. Proprio giovedì, nel giorno della disgrazia, le era stato ufficialmente ratificato l’incarico.

La donna aveva paura di sottoporsi all’intervento al setto nasale e ai turbinati (piccole strutture ossee), per via dell’anestesia e per questo aveva deciso di cercare una clinica privata con medico chirurgo che operasse senza intubare e senza tamponi post l’intervento. In questi giorni Stefania ha avuto sempre al suo fianco il compagno, Michele Valerio Sibillo, presente anche giovedì mattina quando è stata colta dall’improvviso malore nell’hotel dove avevano soggiornato. La salma è al Policlinico di Milano, in attesa dell’autopsia prevista tra domani e mercoledì. Il compagno e la famiglia hanno presentato esposto e nominato un medico legale.

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Mi hanno tolto la vita, mi hanno tolto tutto. Chi ha sbagliato pagherà". Piange disperato Michele Valerio Sibillo, il compagno di Stefania, mentre riavvolge il nastro di quelle ore maledette.

Era un intervento complesso?

"Era un intervento funzionale. Stefania doveva fare il setto nasale e i turbinati, visto che aveva avuto un incidente quando aveva 10 anni, con frattura del setto. Era felice di poter tornare a respirare. Ci avevano detto che tutto sarebbe durato 45 minuti, poi hanno impiegato 2 ore".

Ma l’intervento sembrava riuscito?

"Assolutamente sì. Dopo quattro ore è stata dimessa e siamo tornati in albergo. Abbiamo pranzato e cenato nella stessa struttura per due giorni. Abbiamo scherzato e gioito perché finalmente aveva realizzato il suo sogno. Tornare a respirare bene".

Poi cosa è successo giovedì mattina?

"Abbiamo preso le valigie e stavamo andando a fare il check out. Io camminavo davanti e lei mi seguiva. Mi ha chiamato. ‘Amore hai dimenticato le ciabatte’ ed è crollata sul corridoio. L’ho rianimata, le ho fatto la respirazione bocca a bocca. Si è ripresa per un attimo, poi sono arrivate le ambulanze. In pochi minuti tre equipaggi, che hanno continuato le manovre rianimatorie, tenendola altri 20 minuti a terra sul corridoio".

Fino alla corsa al Policlinico.

"Là hanno continuato a fare manovre di rianimazione, hanno provato a irrorare il sangue direttamente al cuore, le hanno fatto alcuni interventi e dopo circa un’ora e 40 hanno scoperto che aveva dei trombi: si trattava di un’embolia. Non c’è stato nulla da fare".

Che lei sappia, le era stato somministrato il farmaco anticoagulante?

"No. Lo avevo chiesto personalmente al medico e mi ha risposto che non era necessaria l’eparina".

Dopo l’intervento ha notato qualcosa di strano?

"Lei aveva scelto questa clinica perché non voleva essere intubata, aveva paura dell’anestesia. Invece mi ha detto che sentiva un bruciore alla gola. Ho chiesto il motivo al personale sanitario e mi è stato detto che era cosa normale pur non essendo stata intubata. Altro particolare, ho rivisto Stefania dopo il decesso, il suo naso era irriconoscibile. Non so cosa sia successo".

Stefania aveva qualche problema fisico particolare?

"Assolutamente no. Era un’atleta, faceva gare di podismo e si teneva super controllata. Non aveva fatto il vaccino perché temeva eventuali danni, faceva continui esami clinici e si alimentava in maniera attenta. Era in ottima salute".

Era molto impegnata?

"Era una donna molto preparata, si occupava di tutto e lo faceva con grande attenzione. Ed era anche molto attenta alla famiglia. Lei viveva per il padre e la madre affinché potessero vivere serenamente".

Lei con i familiari ha fatto un esposto.

"Sì, certo, ai carabinieri di Milano e abbiamo nominato come legale di fiducia Dario Sibillo, mio fratello. All’autopsia sarà presente anche il nostro medico legale. Vogliamo capire fino in fondo che cosa è successo. Mi hanno portato via Stefania, la mia vita. Questo è difficile da sopportare".