Caserma Stamoto a Bologna, perché è abbandonata e come diventerà

L’area militare dismessa, di proprietà del Demanio, è al centro di un Protocollo d’intesa siglato dal Comune. La riqualificazione dovrebbe portare alloggi per studenti e parcheggi, ma è ancora tutto fermo

L'ex caserma Stamoto si trova nella zona tra viale Felsina e via Massarenti (Foto Schicchi)

L'ex caserma Stamoto si trova nella zona tra viale Felsina e via Massarenti (Foto Schicchi)

Bologna, 31 marzo 2024 – Un’area di 13 ettari che dovrebbe essere destinata ad alloggi per studenti e a parcheggi per studenti. Un complesso enorme, a due passi dal centro città, con almeno 18 edifici fatiscenti e pericolanti, vegetazione, reti divelte, mobili distrutti, vetri rotti e presenza di amianto ed eternit. Sono le due facce dell’ex caserma Stamoto di viale Felsina.

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Un’area che, al pari delle ex caserme Staveco, Masini, Perotti, Mazzini e via dicendo, sarebbero già dovute essere restituite alla città, ma che da decenni continuano a riposare come fossili di dinosauri.

La Stamoto, nello specifico, un anno fa è finita dentro l’accordo tra il ministero della Difesa (proprietario del bene), l’Agenzia del Demanio e il Comune: il progetto di riqualificazione al centro del Protocollo d’intesa siglato tra aprile e maggio dovrebbe portare alloggi per studenti, piani di edilizia sociale e due nuovi maxi parcheggi indicati come “priorità” dai residenti, in un perimetro di oltre 120mila metri quadrati. Due gli aspetti da sottolineare: innanzitutto, per la Stamoto sarebbe dovuti essere già avviati “usi temporanei” – ovvero progetti ed eventi in grado di riportare in attività l’ex caserma – per accompagnare l’intero percorso e, in sostanza, non far sì che il bene continuasse a perseverare nel degrado. Secondo l’articolo 3 del Protocollo, inoltre, è il Comune che deve occuparsi della tutela del bene e della lotta a incuria e degrado. Dura la reazione del centrodestra dopo il blitz dei collettivi prima di Pasqua.

Negli anni, e soprattutto negli ultimi mesi, la mega area in zona Massarenti è rimasta però teatro di spaccio e occupazioni abusive. Anche qualche settimana fa, prima del maxi rave-occupazione di questi giorni, la polizia era intervenuta per sgomberare alcuni edifici, identificando una decina di persone all’interno e trovando una quantità infinita di rifiuti e rimasugli di ogni tipo.

Il Protocollo siglato tra Comune e Demanio ha una durata di dodici mesi e, quindi, scadrà in primavera: la speranza di molti bolognesi è che la Stamoto possa finalmente essere rispolverata e rimessa a lucido, in modo da diventare un luogo strategico alle porte di Bologna.

Gli abusivi che hanno messo in piedi il party ‘Kamitaz – Normal is boring’, in occasione di Pasqua, hanno denunciato l’atteggiamento dell’amministrazione comunale nei confronti dell’ex caserma: “Oggi abbiamo riaperto l'ex caserma Stamoto, un'area militare dismessa che sarà presto oggetto di un immenso progetto di riqualificazione, e staremo qui per qualche giorno – scrivono sui propri canali social gli occupanti –. Con questa nuova azione intendiamo opporci alla repressione che vorrebbe impedire di incontrarci liberamente e di costruire progetti collettivi dal basso. Rivendichiamo la necessità di esprimerci in libertà, di socializzare in spazi non mercificati per creare connessioni in luoghi liberati e autogestiti, sempre più rari in questo vuoto soffocante fatto di cemento, repressione e gentrificazione, che in nome del decoro e del profitto sta trasformando le città che abitiamo in gabbie, vetrine per turisti e per studenti ricchi".

"Conosciamo il verde dell'amministrazione bolognese, lo stesso che intende asfaltare il Parco Don Bosco e portare avanti un'opera scellerata come il Passante – continuano gli abusivi –. Rivendichiamo percio l'urgenza di riappropriarci di quegli spazi lasciati all'abbandono e alla speculazione per (ri)costruirli insieme attraverso l'arte, la condivisione e la collaborazione, la liberta e l'autogestione. A chi vorrebbe il deserto sociale, rispondiamo autodeterminandoci, creando contesti fondati sulla cura reciproca”.

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