Il professor Vittorio Sambri (Sant'Orsola)
Il professor Vittorio Sambri (Sant'Orsola)

Bologna, 12 agosto 2020 - In tredici minuti, c’è il risultato: positivo o no all’antigene Sars-CoV2. Potrebbe essere una svolta per individuare le persone infette dal Coronavirus in modo veloce ed economico, quella del test rapido naso faringeo: la proposta è stata discussa ieri pomeriggio dai direttori delle aziende sanitarie locali e dalla rete dei microbiologi emiliano-romagnoli.

E la risposta è stata univoca: sì, lo studio sull’efficacia di questi test è utile e deve partire. "Uno degli obiettivi è trovare sistemi diagnostici alternativi ai test molecolari – osserva il professor Vittorio Sambri, coordinatore della rete dei laboratori Covid dell’Emilia-Romagna – e noi sui test rapidi abbiamo portato avanti uno studio con l’istituto Spallanzani di Roma.

Le conclusioni? I risultati dipendono dalla prevalenza dell’infezione, quindi sono meno affidabili, ma estremamente rapidi. Gli screening veloci sono indicati per asintomatici potenzialmente esposti al virus, come per esempio pazienti che vanno in Pronto soccorso per problemi che non hanno nulla a che vedere con il Covid, persone che rientrano dall’estero, studenti da testare".

Così, ieri gli addetti ai lavori hanno convenuto sull’utilità dello studio mirato a individuare, tra le tre-quattro diverse metodologie attualmente disponibili di test rapido, quella con le migliori performance diagnostiche, al netto anche della reperibilità dei materiali necessari. 

I tempi sono strettissimi: con il bersaglio anche di poter essere operativi entro l’autunno, quando la stagione porterà con sé i tradizionali malanni e allo stato attuale si correrebbe il rischio di un intasamento delle aree filtro degli ospedali in attesa dei risultati dei tamponi, "si mira a cominciare ai primi di settembre – spiega il professor Sambri –. Lo studio interesserà un migliaio di pazienti, forse più se avremo ulteriori adesioni. Per ora, parteciperanno il Pronto soccorso del Rizzoli, un reparto del Sant’Orsola ancora da individuare e poi i Ps degli ospedali di Lugo, Faenza e Rimini".

Dopo il test rapido, però, "i pazienti positivi saranno comunque sottoposti al tampone entro 48 ore: è attualmente l’unico vero riferimento per diagnosticare il Covid – prosegue il professore –. L’esecuzione del test, per il paziente, è simile a quella dei sierologici o dei tamponi, con rispettivamente pungi-dito e prelievo naso faringeo". Dunque, se tutto va bene si partirà a settembre, con l’obiettivo di capire in una ventina di giorni quale sia il test migliore per individuare gli infetti. "Vogliamo avere le idee chiare entro ottobre, quando dovremmo poter essere in grado di eseguire decine di migliaia di test al mese, a livello regionale", chiude Sambri.