Morso di vipera e serpente: cosa fare

Come agisce il veleno e i sintomi

Bologna, 4 luglio 2023 – Un morso di un rettile non è una cosa frequente, almeno in Italia. Ma quando accade, ci si può trovare spiazzati e rischiare di farsi prendere inutilmente dal panico. Che sia una vipera selvatica o un serpente tenuto in teca, ecco cosa fare in caso di morso.

Morsi di vipere e serpenti: come agisce il veleno

Il veleno dei serpenti (tra cui anche le vipere) può essere considerato una forma di saliva altamente modificata. Varia a seconda della specie (in alcuni serpenti è del tutto assente) ma contiene sempre delle neurotossine, ovvero tossine che vanno a bloccare i segnali nervosi della preda, fermando ogni suo movimento, compresi i muscoli involontari come quelli respiratori.

Le ghiandole velenifere sono presenti su ciascun lato della testa e secernono un insieme di sostanze tossiche diverse, con funzioni e quantità variabili.

Sono note 19 neurotossine presenti nei veleni delle varie specie di serpente nel mondo, ogni serpente può averne una o più.

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Morso di serpenti: i sintomi

Generalmente, in ambiente naturale, si viene morsi solo per difesa, se l’animale si sente minacciato o viene calpestato inavvertitamente.

Il veleno può essere iniettato anche solo con un dente. Al morso però non è detto che segua l'avvelenamento. La vipera potrebbe non aver inoculato il veleno o averne inoculato una quantità minima, non tossica per l’uomo.

Stessa cosa vale per gli altri serpenti custoditi in casa.

Solitamente ci si accorge del morso per il grande dolore che si prova, associato alla rapida comparsa di una dura tumefazione locale. Entro pochi minuti compaiono gonfiore, rossore, dolore locale.

A questi sintomi locali possono seguire, a distanza di tempo variabile, vertigini, nausea, vomito, dolori addominali, fatica a respirare, tachicardia, difficoltà nei movimenti.

Se non si fa nulla, in rari casi si può arrivare allo svenimento o allo shock anafilattico.

Cosa fare e non fare se si viene morsi

La cosa più importante è mantenere la calma e cercare di raggiungere al più presto un Pronto soccorso, o facendosi accompagnare o chiamando immediatamente l’ambulanza. È importante, per evitare il propagarsi del veleno nel corpo, di muoversi il meno possibile. Per cui meglio farsi portare in un mezzo piuttosto che camminare.

Prima che il gonfiore lo impedisca, occorre sfilare anelli o bracciali. È bene disinfettare la ferita e lavarla in modo da disperdere il veleno non iniettato ed evitare infezioni.

Oltre a muoversi meno possibile, è bene immobilizzare l’arto colpito. Non bisogna assolutamente aspirare, né incidere la ferita allo scopo di favorire la fuoriuscita di sangue infetto; si può rischiare di peggiorare la situazione.

Non usare mai l’alcol, ma eventualmente altri disinfettanti, poiché l’alcol reagisce con il veleno e produce metaboliti tossici. Una volta giunti in ospedale, saranno i medici a monitorare la situazione, e a optare per la somministrazione di un eventuale antidoto se le condizioni si aggravano. Altrimenti, nella maggioranza dei casi, il paziente dopo un giorno di osservazione viene rimandato a casa.