Packaging, gli industriali alzano la voce: “Sul riuso posizioni dogmatiche”

Il regolamento in discussione al trilogo fa tremare il sistema emiliano-romagnolo. Cavanna (Ucima): "Da 20 anni investiamo nel riciclo, la nostra è una vera economia circolare"

Packaging, una delle eccellenze dell'Emilia Romagna

Packaging, una delle eccellenze dell'Emilia Romagna

Bologna, 25 febbraio 2024 – Europa divisa dal nuovo regolamento imballaggi. Dopo mesi di confronti serrati sul testo che dovrà armonizzare le regole (e i divieti) per gli Stati membri in un’ottica di economia sostenibile e sempre più green, nell’ultimo incontro del trilogo – la procedura negoziale tra Parlamento, Commissione e Consiglio dell’Ue – il commissario europeo per l’Ambiente, il lituano Virginijus Sinkevičius, ha annunciato la presentazione di uno studio che fornirebbe nuove informazioni sugli effetti del riuso. Uno studio, quindi, che sosterrebbe la pratica del riutilizzo a dispetto del riciclo su cui molti Paesi – Italia in testa – hanno incentrato buona parte della loro economia. Il 4 marzo la decisione finale.

IL COMMENTO / Se l’ideologia mette tutto a rischio – di V. Baroncini

Il presidente di Ucima, Riccardo Cavanna.
Il presidente di Ucima, Riccardo Cavanna.

Riccardo Cavanna, presidente Ucima: che lettura dà del nuovo studio emerso al trilogo?

"Trovo che la contrapposizione tra riciclo e riuso sia ideologicamente sbagliata, se l’obiettivo è quello di una reale sostenibilità ambientale. Quello studio accenna a business model non ancora praticati, non è chiaro in termini di impatto di CO2 e carbon footprint, e i risultati sono molto influenzati da come i consumatori percepiscono il tema riuso".

Troppo aleatorio per essere uno studio sugli imballaggi?

"Prima di tutto si tratta di uno studio in house, non ancora condiviso. Poi ciò che è avvenuto al trilogo rappresenta una perdita di autorevolezza da parte del Parlamento europeo, visto che le sue decisioni sono state disattese nonostante fossero state raccolte a grandissima maggioranza dai Paesi membri. Se c’è questo studio, lo si condivida e si torni nelle commissioni a discuterne: chiediamo che siano i Paesi a scegliere".

Quale può essere il punto di caduta per il packaging?

"Se mi chiede cosa scegliere tra riciclo e riuso le rispondo “dipende“, ogni materiale ha le sue peculiarità. Da 20 anni l’Italia investe, a ogni livello, nel riciclo degli imballaggi, con intere filiere che si sono sviluppate intorno a questo mentre i nostri giovani crescevano con la cultura della raccolta differenziata. Nessuno è come noi in Europa per il riciclo, mentre in Germania, ad esempio, funziona molto il riuso su cauzione per determinati ambiti".

Quindi manca un’idea di sistema in Europa?

"Diciamo che si rischia un approccio anacronistico. Ci dimentichiamo, infatti, delle quattro R: riuso, riciclo, rifiuto, recupero. Occorre lavorare su tutte e quattro come abbiamo fatto noi negli anni, riducendo sempre più gli imballaggi e perfezionando sistemi circolari che sono diventate vere economie, con la plastica che può essere riciclata innumerevoli volte prima di perdere le sue proprietà".

Chi ci perde, in Europa, se passa la linea del riuso?

"Se prendiamo in considerazione le cinque principali economie, ovvero Italia, Polonia, Francia, Germani e Spagna, oltre a noi solo la Spagna ha un tasso di riciclo del 60%, la Francia è al 54,4% e la Germania al 44. Rivedere i nostri modelli comporta costi e investimenti enormi: non è una questione di lobby, ma di una scelta di sistema che abbiamo preso decenni fa. E a rischio c’è tutta la filiera, non solo quella emiliano-romagnola (con nomi come Ima, Marchesini Group, Sacmi, Coesia, ndr ) che vale 397 miliardi di euro all’anno di ricavi".

Qual è la principale pecca del riuso?

"Nel food e nell’Horeca, sicuramente la deperibilità dei prodotti freschi e quindi lo spreco alimentare che pesa fino a 10 volte di più in termini di consumo di CO2. Poi se il riuso comporta trattamenti, come lavaggi e igienizzazione, dov’è il vantaggio ambientale?".

Chi ci guadagna allora?

"Sicuramente i nostri competitor: fuori dall’Europa vige una logica da ’900 sugli imballaggi. E spesso parliamo di Paesi dove, per gli stipendi bassi, il problema diventa addirittura riuscire ad accedere al consumo, soprattutto nel settore food. Io, però, sogno un’economia circolare per cui sia addirittura economicamente conveniente andare nei mari a riprendersi la plastica gettata via".