Tredicesima, quando arriva la boccata d'ossigeno per le famiglie

Accreditata in dicembre ed entro Natale, in date differenti a seconda dei contratti nazionali di riferimento. Erosa dalla scadenze del mese, nelle tasche delle famiglie resta meno del 10%

Bologna, 11 dicembre 2023 – Per chi ha la fortuna di riceverla – 18,9 milioni di lavoratori dipendenti e poco più di 16 milioni di pensionati – è scattato dal 1° dicembre, come ogni anno, il conto alla rovescia per l’accreditamento dell’agognata tredicesima.

L’ammontare complessivo della piccola gratifica natalizia si attesta, quest’anno, a circa 43,8 miliardi di euro.

Il pagamento della tredicesima: viene accreditata nel mese di dicembre, entro il 25
Il pagamento della tredicesima: viene accreditata nel mese di dicembre, entro il 25

Accreditata nel mese di dicembre ed entro Natale, in date differenti a seconda dei contratti nazionali di riferimento, la tredicesima rappresenta una vera e propria boccata di ossigeno, pensata per consentire alle famiglie di dedicarsi con un pizzico di serenità in più agli acquisti di Natale.

A conclusione di un anno quanto mai caratterizzato dalla corsa dei prezzi e dal caro-vita, tuttavia, gran parte della tredicesima sarà, in realtà, erosa dalle numerose scadenze di dicembre, nonché dall’aumento delle bollette e dai rialzi dei tassi di mutui e prestiti.

Quanto riceveremo e come la spenderemo

Secondo lo studio dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori, dei 43,8 miliardi del monte tredicesime (da distribuire, dunque, fra 35 milioni di cittadini, compresi quelli di Emilia-Romagna, Marche e Veneto), solo un esiguo 9,6% rimarrà nelle tasche delle famiglie per gli acquisti ‘piacevoli’: regali, pranzi, cenoni ed eventuali viaggi.

Tutto il resto - circa il 91% del totale - servirà a coprire gli adempimenti di dicembre. A partire dal pagamento di prestiti, mutui e rate, che incideranno sul totale per una quota pari al 29,2%.

Il reiterato rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea ha comportato, infatti, un’impennata delle rate, specialmente per chi aveva contratto mutui a tasso variabile.

In molti casi l’importo di ciascuna rata è più che raddoppiato, mettendo in seria difficoltà le famiglie.

Altre voci di spesa

Alle spalle di mutui e prestiti vi sono i costi delle bollette, cui sarà destinato ben il 24,6% dell’importo totale (nel 2019 tale percentuale si fermava al 22,2%). Altre voci con un peso importante sono, nell’ordine, quella relativa alle tasse (12,1%), il rinnovo dell'assicurazione auto (14,8%) e, più in generale, l’aumento dei prezzi al consumo, che non arrestano la loro corsa malgrado il recente rallentamento dell’inflazione (9,7% della tredicesima).

Cala il budget per lo shopping natalizio

Al netto di tutte le spese necessarie e non rinviabili, va da sé che l’importo da destinare allo shopping natalizio non sarà poi così elevato come ci si potrebbe aspettare. Visto l'andamento dei consumi registrato nella prima parte dell'anno, si stima che l'ammontare complessivo della spesa destinata ai regali rimanga pressoché invariato rispetto al 2022, ovvero tra i 7 e i 7,5 miliardi di euro.

Un importo che, rispetto a 15 anni fa, risulta dimezzato.

Perché? Le ragioni sono numerose, ma se ne possono isolare, in particolare, due: da un lato, l’affermarsi di consuetudini come il Black Friday, che hanno ‘spalmato’, di fatto, il rito degli acquisti natalizi, anticipandolo al mese di novembre; dall’altro, la necessità, da parte delle famiglie strozzate dal caro vita, di ridurre il budget da destinare agli acquisti considerati ‘superflui’.