Violenza contro le donne, parte la campagna dell’Emilia Romagna: “Riconosciamola subito”

“Se mi lasci ti rovino”, “Puttana”, “Dammi il cellulare”: ecco nuovi manifesti che dal 2024 dipingeranno i muri delle nostre città. Frasi come schiaffi, va rotto il velo dell’ipocrisia

I manifesti della campagna della Regione Emilia Romagna contro la violenza di genere
I manifesti della campagna della Regione Emilia Romagna contro la violenza di genere

Bologna, 22 novembre 2023 - Sabato 25 novembre sarà la Giornata contro la violenza sulle donne, ma purtroppo la violenza di genere nel nostro Paese è un problema sistemico che macchia ancora oggi di sangue la nostra società. Le parole di Elena Cecchetin, sorella di Giulia - ragazza uccisa a coltellate dall’ex fidanzato Filippo Turetta e 105esima vittima di femminicidio da inizio 2023 - hanno tuonato con forza e solennità, denunciando che l’origine di questo crimine è di natura patriarcale, che è presente in ogni contesto della nostra quotidianità e che perciò urge educazione sessuo-affettiva fin dalla giovane età per sradicarla. L’Emilia Romagna non si fa trovare impreparata e, per questo mese più simbolico che mai, lancia la sua campagna contro la violenza di genere: ‘Se te lo dice è VIOLENZA’. Una campagna che, come spiegano il presidente della regione Stefano Bonaccini e l’assessora alle Pari opportunità Barbara Lori, rappresenta un passo importante per orientare le coscienze al cambiamento culturale e al rispetto della donna.

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I manifesti “Se te lo dice è VIOLENZA’

La campagna della Regione riparte dalle parole, affermando che le frasi sono dure come schiaffi. Parole come “Puttana”, “Dammi il cellulare, “Se mi lasci ti rovino”, “Puttana”, “Dove cazzo sei stata?”, sono frasi che sentiamo nel quotidiano e mortificano, umiliano, disorientano e minano l’autostima delle donne. Così l’Agenzia di comunicazione della giunta regionale ha ideato la sua campagna per il 2024Se te lo dice è VIOLENZA”. In ogni città della Regione saranno affissi ogni mese un manifesto, 12 in totale, che conterranno frasi diverse, ma vere e dette dagli uomini alle donne. L’obiettivo è quello di educare gli uomini a identificarsi come parte di un problema strutturale e riconoscere il proprio potere sulle donne. D’altro canto, un monito per tutte quelle donne che subiscono violenza verbale. Queste frasi, infatti, rappresentano esse stesse la violenza, che spesso e volentieri diventa violenza fisica. Per questo è importante riconoscerle subito e contattare i Centri antiviolenza del territorio.

Femminicidio problema sociale

Ciò che sta accadendo non è un’emergenza, è un problema sociale - spiegano Bonaccini e Lori - Praticamente ogni giorno leggiamo di donne picchiate o uccise da compagni ed ex. L’ultimo caso è quello di Giulia Cecchettin, ma purtroppo ce ne sono molti altri. Anche negli ultimi giorni in Emilia-Romagna ci sono stati episodi gravissimi di donne scampate per miracolo alla violenza dei partner”. “È arrivato il momento di rispondere con la stessa forza - proseguono il presidente della Regione e l’assessora alle Pari opportunità - Serve informare e educare a un modello relazionale sano e mai dominante, a partire dalle scuole. Ma serve, subito, andare oltre finte cautele, per aiutare le donne a riconoscere la violenza in tempo, prima che degeneri, e fare in modo che chiedano sostegno alla rete dei servizi sul territorio, ai Centri antiviolenza. "Perché la violenza psicologica non è invisibile, si vede benissimo. Con questa campagna diciamo concretamente cosa significa umiliare una donna, facendo esempi concreti, scrivendo chiaramente le frasi dette dagli uomini, risultato di una cultura patriarcale che deve cessare, affermazioni che non possono essere considerate normali: sono violente e nessuna donna deve mai sentirsele dire. Sopportarle in silenzio, mentre il tempo passa, ha conseguenze negative per l’autostima e potrebbe averne per l’incolumità fisica. Basta”. 

Dalle parole alla violenza fisica

“I femminicidi sono la ‘punta dell’iceberg’ di un fenomeno molto più esteso, che è la violenza di genere. Espressione di un pensiero patriarcale, arcaico, seppure ancora molto radicato, la cui più diffusa manifestazione è la violenza psicologica - sottolinea Cristina Magnani, presidente del Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna -. Questa è terreno fertile di ogni altro abuso”. E ancora: “Insulti, denigrazioni, svilimenti sono il primo segnale di una personalità prepotente, padronale e costituiscono violenza essi stessi. È importante che la società non sia assuefatta a determinate espressioni, lesive della dignità e del decoro delle donne, ma le riconosca per quello che sono: atti di violenza. Per questo la campagna ‘se te lo dice è VIOLENZA’ è un passo importante per orientare le coscienze al cambiamento culturale, al rispetto della donna”.