Delitto Anastasiia, il racconto del compagno: "Il marito era d’accordo sulla nostra unione"

Alessio Pastore, chef del ristorante dove lavorava la vittima, rivela di aver accompagnato la ragazza alla casa dove è stata uccisa

Fano, 15 febbraio 2024 – Un paravento bianco separava ieri mattina, nell’aula della Corte d’Assise di Pesaro, Alessio Pastore e Amrallah Mostafa Alashry. Sono stati rispettivamente il nuovo compagno e l’ex marito della giovane Anastasiia, la 23enne cameriera ucraina uccisa a Fano il 13 novembre del 2022 dall’ex coniuge egiziano 43enne, con il quale aveva avuto un figlio, Adam, che attualmente vive in Ucraina con la famiglia della vittima.

Moustafa Alashri, 47 anni, egiziano, reo confesso di aver ucciso la sua ex moglie Anastasiia (nel tondo)
Moustafa Alashri, 47 anni, egiziano, reo confesso di aver ucciso la sua ex moglie Anastasiia (nel tondo)

L’imputato è arrivato scortato a testa bassa ieri nell’aula della Corte d’Assise poco dopo le 9, per la seconda udienza del processo che lo vede accusato di omicidio volontario aggravato dai maltrattamenti famigliari.

Risponde anche di occultamento di cadavere. L’uomo è rimasto in silenzio, non ha mai parlato, se non con la sua interprete e con l’avvocato difensore, Simone Ciro Giordano. In aula, a pochi passi di lui, era seduto anche Alessio Pastore, il 34enne che da luglio 2022 intratteneva una relazione con Anastasiia che aveva conosciuto sul posto di lavoro, all’osteria "dalla Peppa". La voce di Pastore è tremolante, tra i due uomini viene messo un paravento per evitare qualsiasi tipo di contatto.

Ed inizia così il racconto degli ultimi giorni di vita della 23enne: "Anastasiia viveva a casa mia dal 5 novembre, giorno in cui venne aggredita dall’ex marito e mi chiese di potersi trasferire da me con Adam. Alashry però sembrava contento della nostra relazione, non si è mai opposto".

Dopo quell’episodio Anastasiia viene messa in contatto con l’avvocatessa fanese Laura Rampioni – anche lei ieri mattina sentita in aula - che la indirizza su alcuni provvedimenti da assumere nei confronti del marito, con il quale ha sempre dichiarato di essere separata in casa e anche legalmente, ma solo in Ucraina. La giovane, quindi, solo dopo quell’episodio provvede a denunciare l’uomo.

"Il 12 novembre Anastasiia è ancora da me con il piccolo – continua Pastore -. La mattina di domenica 13, intorno alle 8, ci dirigiamo verso la sua abitazione per recuperare qualche indumento. Arriviamo davanti a casa sua ma la porta era chiusa, allora ha chiamato l’ex marito che qualche minuto dopo la raggiunse, ma lei da quella casa non uscì più".

Alessio Pastore, mentre Anastasiia cercava di accedere nell’abitazione che divideva con l’ex marito, portò il figlio della donna verso il porto, per una passeggiata. In aula vengono anche riprodotti alcuni messaggi vocali che si scambiano i due fidanzati mentre la donna aspetta Alashry fuori casa. Poi, verso le 11, il vuoto. Di Anastasiia non ci sono più tracce.

Pastore a quel punto, preoccupato per la donna, inizia a contattare la pasticceria dove lavorava Alashry, fino poi a denunciare la scomparsa intorno alle 14 del giorno stesso. Il 43enne la uccise con 29 fendenti nel salotto di casa, poi mise il suo corpo in un trolley, lo gettò in un dirupo e tornò al lavoro, in pasticceria. Alla fine del suo turno, andò verso nord con un treno per Bologna, dove poi la polizia lo bloccò e arrestò.

"Lei aveva paura, ma soprattutto per suo figlio – ha dichiarato la legale della donna, l’avvocatessa Laura Rampioni -. La chiamava puttana e le alzava le mani addosso. Non si parlavano nemmeno più, lui la picchiava e basta".