Caso Cidas, la versione di Bertarelli: “Feci solo ciò che dovevo, non fu ossequio a Lodi”

Il presidente della cooperativa parla alla vigilia dell’appuntamento dal giudice "Non limitai il diritto di critica di Servelli né superai ciò che impone la mia carica I contratti su cui il vicesindaco ha influenza? Pochi rispetto al nostro fatturato"

Il presidente di Cidas Daniele Bertarelli dovrà comparire davanti al Gip assieme a Nicola Lodi

Il presidente di Cidas Daniele Bertarelli dovrà comparire davanti al Gip assieme a Nicola Lodi

Ferrara, 15 aprile 2024 – Un comportamento mai uscito dal "perimetro dei doveri che la carica mi imponeva" e nessun tentativo "di attivare delle contestazioni nei confronti di Servelli, ‘bloccate’ dalla responsabile delle risorse umane". Alla vigilia della (seconda) udienza preliminare sul caso Cidas, il procedimento che vede imputati per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità il vicesindaco Nicola Lodi e il presidente della cooperativa Daniele Bertarelli, il responsabile della società rompe il silenzio e si rivolge direttamente ai soci.

Il suo intervento punta a ricostruire i fatti e a chiarire la propria posizione, prima di comparire davanti al giudice per rispondere di quelle presunte pressioni che l’amministratore avrebbe esercitato su di lui affinché prendesse provvedimenti disciplinari nei confronti di un dipendente Cidas, Daniel Servelli.

Bertarelli afferma di sentirsi "in dovere" di esprimere, nell’ambito di un "necessario esercizio di trasparenza", alcune considerazioni. La sua verità ruota intorno ai due aspetti già accennati. "Primo – afferma –, ritengo che il mio comportamento sia pienamente ancorato all’interno del perimetro dei doveri che la carica mi imponeva, anzi, che fosse addirittura un comportamento imposto dalla mia carica. Secondo, non ho mai cercato di attivare delle contestazioni nei confronti del signor Servelli, ‘bloccate’ dalla responsabile delle risorse umane. Si tratta sotto ogni aspetto di un errore materiale dell’imputazione, documentato dalle mail interne".

Bertarelli si sofferma poi sulle contestazioni. "Parliamo di un reato – puntualizza – che avrei commesso per garantirmi il mantenimento dello status quo nei rapporti col Comune, quando in realtà il valore dei contratti che potevano essere influenzati da Lodi è di poche decine di migliaia di euro su un fatturato complessivo di Cidas di quasi 80 milioni". Il presidente della società passa poi a ricostruire i contorni dell’ormai nota vicenda. Spiega di aver reagito alle "gravi ingiurie" rivolte da Servelli al vicesindaco "nell’unico modo possibile", adottando "un provvedimento disciplinare blandissimo (il semplice richiamo verbale), non solo legittimo, ma addirittura dovuto".

Ripercorre poi il secondo contatto con Lodi, la convocazione di Servelli e la conversazione registrata dal lavoratore. Un colloquio "civilissimo", nel quale "la richiesta fatta al socio è di non ingiuriare il vicesindaco, mentre non è volta a limitare un suo diritto di critica, anzi". Insomma, "non ho a agito in alcun modo per ossequiare Lodi o la sua carica, tanto che c’è un dato che rende tutto chiarissimo: il vicesindaco non viene informato né del procedimento disciplinare e nemmeno del colloquio tra me e Servelli". Poi passa al secondo punto. "È falso – scandisce – che io avessi in un primo momento voluto attivare delle contestazioni ma sia stato bloccato dal responsabile delle risorse umane. Vale l’opposto: io stesso trasmetto alla dirigente la mail con la quale Lodi mi informa delle nuove ingiurie su Facebook, ma la dirigente risponde solo tre giorni dopo, a cose fatte".

A riprova di ciò, ci sarebbe il tono delle mail stesse. Nei testi, così Bertarelli, "specifico che più che invitare il dipendente ad astenersi dal fare commenti spiacevoli e offensivi non vedo cos’altro poter fare e che come cooperativa non posso né voglio intervenire su profili e sfere privati. Sarà il giudizio a rispondere alla domanda su cos’altro avrei dovuto fare: ai miei occhi – conclude –, quello che ho fatto come presidente di Cidas è esattamente quanto era imposto e doveroso, data la carica ricoperta".