C’era una volta il parco fluviale San Zeno, il Rabbi ha un nuovo corso

Viaggio nella frazione di Galeata, dove la piena di maggio ha ridisegnato la geografia del territorio

Forlì, 6 dicembre 2023 – Un pugno di case disposte su un paio di curve della strada provinciale 24 dove vivono circa 200 anime e un fiume – il Rabbi – che attraversa il paese. Apparentemente ben poca cosa, se non fosse che la piccola comunità di San Zeno, frazione del Comune di Galeata, è molto più della somma delle sue parti. Qui, dove è soprattutto la natura a farla da padrona, resiste allo spopolamento tipico delle zone di collina una compagine di persone fortemente legata al borgo, alla sua storia e alle sue tradizioni.

L'area barbecue con le panchine per gli amanti del turismo fluviale
L'area barbecue con le panchine per gli amanti del turismo fluviale

Un equilibrio non sempre facile che ha subìto un durissimo colpo con l’alluvione di maggio quando il Rabbi è uscito con violenza dagli argini ridisegnando la geografia del territorio, addirittura incidendo nel terreno un nuovo letto, a diverse metri da quello usuale.

Il primo terribile segno è visibile affacciandosi dal ponte: su di un fianco, appeso sul vuoto, resta solo un lembo del camminamento in cemento che, dalla strada, consentiva di scendere a piedi fino al parco fluviale che costeggiava il corso d’acqua.

La voracità della piena ha divorato il primo tratto del sentiero in terra battuta e poi ha strappato anche quello irrobustito dal calcestruzzo, riducendolo in pezzi, alcuni dei quali si possono ancora vedere qua e là, aguzzi e irti di barre di ferro, tra i ciottoli levigati. San Zeno, come molti altri paesi del comprensorio, è meta di turismo fluviale: ogni estate sono centinaia le persone disposte a percorrere anche diversi chilometri in auto per raggiungere la collina e rinfrescarsi nelle pozze, o organizzare un picnic all’ombra dei salici e dei pioppi.

Proprio per assecondare questo tipo di turismo, diversi anni fa fu realizzato il parco fluviale, arricchito da panchine e due punti per il barbecue, amatissimi nelle domeniche di calura. Oggi non resta più nulla.

È solo procedendo per poco più di un chilometro sulla Provinciale 9 in direzione Predappio e imboccando la strada sterrata che costituisce il secondo accesso del parco fluviale che davvero si ottiene un quadro del nuovo disegno realizzato dalla piena. Qui, subito dopo la sbarra che indica l’inizio del sentiero pedonale, ci si trova a camminare su un letto di grossi ciottoli che hanno sostituito la comoda terra battuta di un tempo.

Una volta arrivati all’area barbecue ci si rende conto del fatto che si sta camminando oltre mezzo metro più in alto rispetto alla strada originaria: le panchine dove fino a pochi mesi fa le famiglie sedevano per la merenda sono oggi quasi del tutto sommerse da fango e sassi.

Procedere verso la ‘spiaggia’ fluviale di San Zeno è quasi impossibile: un enorme tronco ostruisce il sentiero. Se si riesce a procedere è solo per la tenacia di qualcuno che ha tracciato un piccolo varco su un lato rimuovendo sassi e terra. Il Rabbi, però, non c’è più. C’è il suo letto – ora quasi del tutto ricoperto dai detriti – ma l’acqua scorre altrove: si sente rumoreggiare più in là, oltre la vegetazione, ma non è possibile vederla. La cerchiamo seguendo il suono e continuando ad avanzare in quello che una volta era un luogo ameno, ricco di polle trasparenti e vegetazione frondosa, e oggi è una landa desolata, quasi lunare.

Dopo aver superato un altro colossale tronco ormai imputridito, incastrato di traverso sull’alveo, a sorpresa ecco l’acqua: è facile vedere il punto esatto dove il fiume, ingrossandosi con la piena, ha scavato un nuovo corso e ritirandosi non ha più saputo occupare il vecchio.

L’Agenzia per la sicurezza territoriale e la Protezione Civile della Regione ha predisposto un piano di rimozione detriti e alberature flottanti anche per San Zeno, ma al momento le operazioni sul Rabbi sono concentrate più a valle, verso San Lorenzo in Noceto, dove la devastazione non è certo stata minore. Saranno questi e altri interventi umani, insieme a quelli della natura a ridisegnare il nuovo volto di San Zeno e del suo fiume, un tempo familiare e oggi tutto da ripensare.