VALENTINA PAIANO
Cronaca

Tumori in aumento tra i giovani: “L’alimentazione incide su colon, fegato e pancreas”

Fabio Falcini, primario di Oncoematologia: "Età media più bassa? È così quasi in tutto il mondo A Forlì l’aumento non c’è ma è molto complesso studiare una città sola. Teniamo alta la guardia"

Forlì,19 aprile 2024 – I tumori sono una patologia spesso associata all’età avanzata ma sempre di più i medici e le riviste scientifiche segnalano un aumento dei casi tra i giovani.

Alcuni sanitari mentre svolgono uno screening per la prevenzione oncologica
Alcuni sanitari mentre svolgono uno screening per la prevenzione oncologica

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La vicenda della principessa britannica Kate Middleton, di soli 42 anni, ha riportato recentemente il problema alla ribalta: dopo una misteriosa operazione chirurgica, la moglie dell’erede al trono d’Inghilterra ha confessato di essere in lotta contro un cancro (finora la famiglia reale non ha voluto dare ulteriori dettagli). Forlì, e in generale la Romagna, può contare su un monitoraggio costante dell’incidenza dei casi di tumore: se ne occupa l’Irst di Meldola. A descrivere lo scenario in città è il dottor Fabio Falcini, direttore del dipartimento oncoematologico dell’Ausl Romagna e del Registro tumori dell’Emilia-Romagna.

Falcini, quali tipi di tumore sono in aumento tra i giovani?

"In quasi tutto il mondo, sia pure con grandi differenze, l’incidenza di alcune neoplasie tra le persone sotto i 40 anni sta aumentando. I tumori coinvolti sono molti e diversi ma il cuore del problema è l’incremento di quelli che riconoscono l’obesità infantile e giovanile come una delle cause primarie. In particolare, vengono colpiti il colon retto, fegato, pancreas, corpo dell’utero e ovaio, rene e tiroide. Non solo, anche il melanoma è in crescita nei giovani".

Quali possono essere le cause?

"Gli stili di vita: l’abuso di fumo e alcol, un’alimentazione scorretta e poca attività fisica incidono in maniera importante nell’insorgenza di queste patologie. Anche l’esposizione solare naturale e artificiale, come l’uso di lampade abbronzanti, senza protezioni e la mancanza di una cultura del controllo dei nevi aumentano il rischio".

A Forlì, il trend è in crescita tra i giovani?

"No, i valori d’incidenza della provincia non mostrano un aumento. Questi però non devono essere presi alla leggera".

Perché?

"C’è una difficoltà di base: è molto complesso svolgere studi statistici in una coorte di popolazione poco numerosa, come può essere quella di una provincia come Forlì-Cesena. Soprattutto con persone in una fascia di età che si ammala raramente".

L’unico screening attivo per le fase d’età più giovani è quello del collo dell’utero: il pap test e l’Hpv, eseguiti nelle donne a partire rispettivamente dai 25 e dai 30 anni. A Forlì come sta andando la somministrazione?

"A Forlì questo screening ha sempre avuto una buona adesione. L’unica battuta d’arresto l’abbiamo avuta con l’arrivo della pandemia nel 2020. L’adesione delle donne, oggi, è circa del 60%. Nelle ragazze molto giovani la partecipazione è più bassa perché la prevenzione viene fatta anche durante i controlli ginecologici in studi privati".

Potrebbe essere utile anticipare l’età degli screening, utero, colon retto e seno, per prevenire le forme di tumore giovanili?

"Le indicazioni nazionali per lo screening della mammella prevederebbero l’invito dai 50 anni. La regione Emilia-Romagna sta già sperimentando l’invito delle donne a partire dai 45. Per ora l’efficacia è in fase di studio. Per quanto riguarda il colon retto, invece, abbassare l’età non inciderebbe significativamente: la prevalenza dei polipi è bassa nei giovani, a meno che non ci siano situazioni di familiarità".

E per altri tipi di diagnosi?

"Stessa cosa vale per l’utero: l’insorgenza del tumore è data dalla presenza del virus dell’Hpv che quasi sempre guarisce spontaneamente. Per altri tipi di tumori, come il pancreas o l’ovaio, non disponiamo ancora di tecniche di diagnosi precoce standardizzate. C’è anche un problema di trattamenti".

Quale?

"Una questione molto seria è che sappiamo relativamente poco di come si curano i tumori nei giovani adulti, perché le terapie vengono studiate sulle persone di età medio-alta perché sono i casi più numerosi".