Arresto cardiaco di notte, il medico salva la moglie: “Tutti devono conoscere il primo soccorso”

Il pediatra Lamberto Reggiani: “Le ho praticato il massaggio cardiaco per otto minuti, poi è arrivata l’ambulanza”. E lancia un appello: “Servono più defibrillatori, anche nei condomini”

Imola, 29 novembre 2023 – Otto minuti di massaggio cardiaco, fino a quando non è arrivata l’ambulanza. Bastano pochi secondi e la vita può cambiare se non si sa come reagire. Lo sa bene il noto pediatra imolese Lamberto Reggiani, 66 anni, che alcune settimane fa ha soccorso e salvato la moglie vittima di un arresto cardiaco durante la notte. Ora la donna sta bene e Reggiani vuole raccontare la sua esperienza e lanciare un appello: "Defibrillatori e manovre di primo soccorso sono fondamentali. Ogni anno in Italia ci sono 50mila arresti cardiaci e oltre la metà sono persone che si potrebbero salvare".

Il noto pediatra imolese Lamberto Reggiani ha salvato la moglie con il massaggio cardiaco
Il noto pediatra imolese Lamberto Reggiani ha salvato la moglie con il massaggio cardiaco

Reggiani, ci vuole raccontare come sono andate le cose quella notte di un mese fa?

"Dormivo al fianco di mia moglie e mi sono svegliato rendendomi conto che lei stava avendo il cosidetto ‘gasping’, il respiro agonico tipico di chi rischia l’arresto cardiaco. Ho cercato di svegliarla, senza riuscirci, quindi ho chiamato il 118 e nel mentre ho cominciato il messaggio cardiaco. Dopo 8 minuti di massaggi, sono arrivati sia l’automedica che l’ambulanza. I soccorritori hanno applicato il defibrillatore. Dopo la seconda scarica il cuore di mia moglie ha ripreso a battere. Ora sta bene, ma è stata in coma farmacologico per tre giorni".

Cosa l’ha aiutata in questi momenti drammatici?

"Sicuramente è stato essenziale l’aiuto dal punto di vista psicologico che mi ha fornito l’operatrice del centralino. È stato un sostegno necessario. Devo complimentarmi con tutto il personale sanitario dell’Ospedale di Imola, di grandissima professionalità".

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Il defibrillatore è stato fondamentale.

"Vorrei sensibilizzare le amministrazioni comunali perché possano aumentare il numero di defibrillatori, anche dentro i condomini. Queste cose succedono molto più spesso in casa. Poi, punterei ovviamente ad aumentare la disponibilità di defibrillatori esterni. Nel Nord Europa, che è un grande esempio su queste iniziative, le teche con i defibrillatori sono ovunque”.

Da questa esperienza cosa ha imparato?

"Ho avuto la conferma della mia idea che il più alto numero possibile di persone debba conoscere le manovre di rianimazione e come comportarsi in caso di un arresto cardiaco. Le manovre dovrebbero essere insegnate sin dalle scuole, anche dalla scuola primaria. Andrebbe introdotta come materia scolastica".

Anche i bambini?

"Sì, per loro può essere importante anche solo capire come chiamare i soccorsi, cosa fare, cosa dire. Poi, a parere mio, i ragazzi delle scuole secondarie sono già perfettamente in grado di fare delle manovre. In tanti Paesi Europei si fa già".

Cosa frena le persone secondo lei?

"C’è molta paura, anche da parte di chi sa fare le manovre, perché le persone temono di fare male al soggetto da soccorrere. Ci si dimentica anche che il soggetto però non è cosciente, è praticamente morto. Quindi, è meglio rompere un paio di costole che lasciarlo morire. Bisogna vincere il timore delle persone a intervenire. Coinvolgere i ragazzi dalle scuole può aiutare" .

Nell’Imolese, la mappa è disponibile sul sito del 118, sono disponibili 45 defibrillatori e 5 a Castel San Pietro.