ANDREA MASSARO
Politica

Spese facili Regione Marche, raffica di assoluzioni

La procura contestava 1,2 milioni di euro di rimborsi ritenuti illegittimi. Per alcuni ex consiglieri scongiurato l’incubo della legge Severino: se condannati i primi cittadini di Ancona e Loreto sarebbero stati sospesi

Il sindaco di Ancona Daniele Silvetti, imputato nel processo per le spese facili alla Regione Marche. Il 13 luglio sono arrivate le assoluzioni

Il sindaco di Ancona Daniele Silvetti, imputato nel processo per le spese facili alla Regione Marche. Il 13 luglio sono arrivate le assoluzioni

Ancona, 13 luglio 2023 – Sono stati tutti assolti. Prescrizioni, ne bis in idem, formula piena, il fatto non costituisce reato, non doversi procedere.

Ogni formula è stata snocciolata dal collegio giudicante del Tribunale di Ancona presieduto dalla dottoressa Edi Ragaglia nella lettura di una sentenza attesa dieci ore e mezzo.

Alle 20.30 il pronunciamento definitivo che salva dalla "tagliola" della legge Severino il sindaco di Ancona, Daniele Silvetti, il primo cittadino di Loreto Moreno Pieroni, il presidente del Consiglio Regionale Dino Latini, il deputato Mirco Carloni.

In totale 38 tra ex consiglieri regionali e attuali. Tutti assolti. Il processo riguardava presunte irregolarità commesse nelle legislature tra il 2008 e il 2012.

Erano rimasti in giudizio solamente 38 imputati, dopo la prescrizione lo scorso mese di febbraio di altri 16.

Erano tutti accusati di peculato perché stando alla Procura di Ancona non erano chiare le finalità istituzionali dei rimborsi: sarebbero stati usati fondi pubblici per spese private. Era contestata una somma di 1,2 milioni di euro.

Si salva dalla sospensione il sindaco di Ancona, Daniele Silvetti, assolto perchè il fatto non sussiste. Stessa formula per Luca Acacia Scarpetti, Fabio Badiali sindaco di Castelplanio, Raffaele Bucciarelli, Gianluca Busilacchi, Giuseppe Canducci, Adriano Camela, Adriano Cardogna, Mirco Carloni, deputato della Lega, Graziella Ciriaci, Giancarlo D’Anna, Sandro Donati, Massimo Di Furia, Paolo Eusebi, Elisabetta Foschi, Enzo Giancarli, Paola Giorgi, Sara Gianni, Dino Latini, presidente Consiglio regionale, Marco Luchetti, Maura Malaspina, Luca Marconi, Enzo Marangoni, Francesco Massi Gentiloni Silveri, Erminio Marinelli, Almerino Mezzolani, Giulio Natali, Rosalba Ortenzi, Fabio Pagnotta, Paolo Perazzoli, Paolo Petrini, Moreno Pieroni, sindaco di Loreto, Giuseppe Pieroni, Mirco Ricci, Angelo Sciapichetti, Gino Traversini, Umberto Trenta.

Il collegio penale presieduto dalla giudice Edi Ragaglia, ha deciso il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per alcuni reati per gli imputati Massimo Di Furia, Franceso Massi Gentiloni Silveri, Sandro Dondati e Mirco Ricci.

Non doversi procedere perché già processati per gli stessi reati in altri capi d’impuzione per Massimo Di Furia, Francesco Massi Gentiloni Silveri ed Enzo Marangoni.

Il processo delle spese pazze stentava a decollare per rinvii, difetti di notifiche ed eccezioni presentate dalle difese degli iniziali 55 imputati.

La vicenda inizia a febbraio del 2015, con la notifica della conclusione delle indagini a firma dei pm Ruggiero Dicuonzo e Giovanna Lebboroni, che all’epoca arrivò a 66 persone, quando a capo della procura dorica c’era ancora Elisabetta Melotti. Il 12 settembre del 2016 l’allora gup Francesca Zagoreo pronunciò sentenza di non doversi procedere per tutti gli imputati.

Solo per alcune spese la stessa giudice rinviò a giudizio sei persone: Ottavio Brini, Francesco Capponi, Enzo Marangoni, Francesco Massi Gentiloni Silveri, Massimo Di Furia e Cesare Procaccini.

Questi sei in primo grado furono condannati ma in appello assolti e la sentenza è stata definitiva perché non fu impugnata.

Il non luogo a procedere della Zagoreo fu annullato a gennaio 2018 dalla Corte di Cassazione a cui era ricorsa la Procura.

Dopo il parere della suprema corte gli atti erano tornati all’udienza preliminare per 60 persone.

In quattro avevano scelto l’abbreviato, Adriana Mollaroli, Stefania Benatti, Giovanni Zinni e Lido Rocchi, trovando a settembre del 2022 l’assoluzione in Appello.

Gli stessi a novembre del 2019 erano stati condannati in primo grado. Le indagini della Procura riguardavano spese personali come libri, pranzi, occhiali, donazioni a fondazioni di beneficenza. Ma il terrore vero era l’applicazione della legge Severino. Scongiurato.