Accademia, cavalli maltrattati: nuovo esposto. Si mobilitano gli animalisti

La lettera anonima consegnata agli inquirenti conteneva immagini choc. Aidaa annuncia che si rivolgerà alla procura contro l’ufficiale indagato Cati

Cavalli maltrattati: immagini choc

Cavalli maltrattati: immagini choc

Modena, 24 febbraio 2024 – Immagini forti, che sembrerebbero rappresentare il corpo di un cavallo deceduto, adagiato prima all’interno del box – nelle stalle – e poi caricato, dopo essere stato legato, sul braccio di sollevamento di un carrello elevatore.

Sarà depositata una nuova denuncia con l’ipotesi di reato di maltrattamento di animali contro il tenente colonnello dell’esercito Giampaolo Cati, ex capo del Centro Ippico Militare già accusato di stalking ai danni dei suoi sottoposti, quattro donne e sette uomini, violenza privata con abuso dei poteri e di autorità. Ad annunciarla è Lorenzo Croce, presidente dell’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA). L’associazione aveva in realtà già depositato un primo esposto alla procura militare di Verona proprio con l’ipotesi di istigazione al maltrattamento di animali e maltrattamento, a seguito dello scandalo che ha travolto l’ufficiale.

"Ora – spiega il presidente Croce – a fronte di alcune foto che sarebbero state scattate dai soldati che poi hanno presentato denuncia contro il tenente colonnello, si aprono nuovi scenari". Pare infatti che il veterinario dell’Accademia avesse contestato l’operato di Cati circa il trattamento riservato ai cavalli. "Mi è stato intimato nel momento in cui un cavallo avesse avuto un problema che la prima persona da avvisare sarebbe stata lui e non il veterinario, creando diverse situazioni di pericolo per la salute del cavallo, in quanto non avente titolo per decisioni o considerazioni di tipo medico, e portandomi necessariamente a dover ritardare in questo modo le cure per il quadrupede" ha denunciato una delle donne e presunte vittime di persecuzioni da parte dell’ufficiale. Ovviamente non sono chiare le cause della morte dell’animale fotografato dai soldati.

Le stesse fotografie, però, erano state inserite in quella busta inviata a fine 2021 alla redazione di un media locale.

Una busta che conteneva non soltanto le foto del quadrupede deceduto, ma anche la denuncia di quanto avveniva nel centro ippico (e del relativo clima di terrore in cui vivevano i soldati). Inoltre sempre in quella busta era stata inserita dall’anonimo autore una chiavetta contenente alcuni audio dove sarebbero state registrate alcune intimidazioni ai danni dei soldati che poi hanno via via presentato denuncia. L’ufficiale era stato spesso artefice di iniziative a favore di ragazzi e bambini diversamente abili. Per questo risulta ancor più ‘inquietante’ una dichiarazione resa da una soldatessa in sede di denuncia.

"Mi ha sconvolto una sua confidenza – aveva raccontato la giovane – in cui Cati mi aveva spiegato la sua strategia immorale per catturare le sue prede (donne), ovvero impietosendole con foto dell’ippoterapia, ritraenti dei bimbi disabili. Mi ha fatto vedere una foto in cui c’era lui insieme ad un bambino disabile e mi ha detto: ’guarda, grazie a questa foto, questa donna mi ha scritto, le faccio addolcire con queste foto’".