Incubo terremoto in Appennino. La terra trema da giorni: "Potrebbe durare settimane"

Preoccupazione soprattutto nell’Alto Fringano, a Frassinoro e Pievepalago. Secondo gli esperti però "non è detto che i movimenti dipendano dal Parmense, ma potrebbero essere legati alla Garfagnana"

Sopralluogo dei tecnici comunali nelle scuole dei paesi dell’Appennino  per controllare la situazione ed escludere criticità
Sopralluogo dei tecnici comunali nelle scuole dei paesi dell’Appennino per controllare la situazione ed escludere criticità

Modena, 12 febbraio 2024 – La sequenza di centinaia di scosse che da mercoledì stanno flagellando il Parmense paiono attenuarsi, ma destano ancora preoccupazione anche per la zona modenese dove sono state avvertite quelle superiori a magnitudo 3. Tra l’altro alcuni danno inizio a questo sciame con la scossa (magnitudo 3.2) che mercoledì mattina alle 6.02 aveva avuto epicentro tra Frassinoro e l’Appennino reggiano, ben avvertita sia in val Dragone che nell’alto Frignano. "Non è detto – commenta un tecnico della zona – che questa sia stata la prima scossa della sequenza parmense-reggiana, perché la zona di crinale di Frassinoro e Pievepelago appartiene alla zona sismica della Garfagnana". Negli ultimi giorni altre scosse di bassa intensità (non avvertite dalla popolazione) sono state registrate nel vicino comune di Montefiorino. Sinora la scossa più forte, di magnitudo 4.2 ha avuto epicentro nella zona di Langhirano-Calestano (Parma) a solo una ventina di chilometri dalla provincia reggiana.

Il presidente dell’ordine dei geologi dell’Emilia Romagna, Paride Antolini spiega che questo sciame è dovuto allo spostamento dell’Appennino Emiliano Romagnolo verso nord-est: "Uno spostamento di 1-2 millimetri l’anno".

"Statisticamente, la maggior parte scosse di questo tipo termina dopo pochi giorni o qualche settimana – spiegano dall’Ingv – l’area interessata è posta in una fascia a pericolosità sismica media e non è distante dalle zone dell’Appennino settentrionale caratterizzate da pericolosità molto alta come quelle della Val di Taro e della Garfagnana". Nella zona dello sciame sismico sono stati adottati provvedimenti precauzionali, come la predisposizione di centri di accoglienza, ma nessuna evacuazione. Cosa che invece accadde – come molti ricordano – il 23 gennaio 1985 quando la zona di crinale modenese-luchese fu interessata dal primo (e sinora unico) allerta sismico nazionale. Dopo una scossa del sesto grado Mercalli in Garfagnana, al Tg1 delle 20 il ministro della Protezione Civile Zamberletti diramò un comunicato in cui si prevedevano ‘entro 48 ore possibili altre scosse di forte entità: di abbandonare quindi le case vecchie e portarsi al sicuro.

Molti abitanti delle zone di confine (Frassinoro, Fiumalbo, Pievepelago) si spostarono verso le città e tanti altri dormirono in auto, ma fortunatamente nulla accadde, ma le polemiche di un’allerta senza piani di emergenza ebbero lunghi strascichi e si iniziò a migliorare il settore. Con ordinanza del Consiglio dei Ministri del 2003 tutti i 47 comuni della Provincia di Modena vennero classificati a rischio sismico, di cui in seconda fascia di rischio Castelvetro, Fiorano, Formigine Frassinoro, Maranello, Pievepelago e Sassuolo. Dopo i sismi nella pianura Padana del 2012, nuovi studi cercano di individuare con la maggior precisione possibile le aree a rischio, anche se l’unica arma contro il terremoto resta la prevenzione nella costruzione degli edifici.