Morto nel laghetto, il mistero: "Salah tornò dalla Germania per risolvere una questione"

Le ombre sul caso del giovane tunisino morto annegato a Campogalliano, la confessione di un’amica: "Penso avesse ricevuto delle minacce. Non è una fatalità"

A sinistra, Mohamed Saleh Ben Ayed: è morto nel laghetto di Campogalliano
A sinistra, Mohamed Saleh Ben Ayed: è morto nel laghetto di Campogalliano

Modena, 27 agosto 2023 – “Due giorni prima della tragedia, avevo visto ‘Salah’ a Rubiera. Mi ha detto che era andato via in Germania perché aveva avuto dei problemi qui. E che era tornato per risolvere alcune questioni in famiglia, ma che sarebbe rimasto poco. Non ci crede nessuno che sia stata una fatalità, qualcosa è successo".

La confessione è di un’amica nonché ex collega di lavoro di Mohamed Saleh Ben Ayed, il 25enne tunisino, residente a Rubiera, morto annegato giovedì scorso nei laghetti Curiel di Campogalliano, nel modenese. Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo educato e buono.

Ecco perché tanti non ci vedono chiaro. "Penso che abbia ricevuto delle minacce – continua la donna che ci tiene a restare anonima – ecco perché se n’era andato. E se fosse proprio per questo che gli hanno fatto del male quel giorno?".

E ancora: "In paese si dice che qualcuno avesse chiamato uno dei tre ragazzi che erano con lui ai laghetti, chiedendo se ci fosse Salah (così lo chiamano tutti, ndr). Quel qualcuno sarebbe andato lì a fargli del male. Spero che le persone che erano con lui raccontino la verità... Loro hanno visto per forza cos’è accaduto, lo sanno. I carabinieri li interroghino".

Voci di popolo, certo. Che però meritano di essere approfondite e di non essere lasciate al caso. Mentre è da smentire un altro rumor che circola, secondo il quale Mohamed sarebbe stato ‘ripescato’ dalle acque pericolose dei laghetti con un vistoso taglio in fronte. Un dettaglio che però non trova conferma perché sul corpo del giovane non risultano esserci segni violenti.

Tanto che la vicenda nelle prime ore sembrava essere destinata all’archiviazione come una tragica fatalità. Ma due giorni fa, proprio quando la salma era stata messa a disposizione della famiglia pronta a rimpatriarla in Tunisia per il funerale con rito islamico, la magistratura ha deciso di bloccare tutto disponendo l’autopsia già cominciata nell’istituto di medicina legale di Modena.

Gli inquirenti vogliono accertare le condizioni psicofisiche del giovane al momento della morte; si cercherà di capire se avesse consumato droga, poi saranno ascoltati i tre ragazzi che si trovavano con lui.

"È una mia idea – ha affermato il padre il giorno della tragedia, poco prima che i sommozzatori recuperassero la salma del figlio – ma qualcosa di strano è successo. Mio figlio è tornato a casa all’una di notte mercoledì e si è messo al telefono. Parlava ad alta voce e mia moglie gli ha chiesto di spostarsi per non svegliarmi. Lui – continua – è uscito fuori, per continuare a parlare al telefono e poi se ne è andato. Mia moglie lo ha chiamato tanto ma il telefono si spegneva sempre".