Proviamo a fare un piccolo salto nel tempo. Quindici anni, per l’esattezza. Il reality show ’Campioni’ teneva grandi e piccini davanti allo schermo, il mitico Ciccio Graziani, ai tempi allenatore del Cervia, diventava idolo di tutti con le sue sfuriate da ’Mai dire Gol’ e Lorenzo Spagnoli incantava con le sue punizioni. Ne è passato di tempo dal sogno di indossare i colori della Juventus in ritiro, fino alla cattedra da presidente dell’Imolese. Dalla celebrità alla Serie C, con prossima fermata al ’Braglia’. Lui il suo sogno continua a viverlo ogni giorno, mettendo idee e cuore per la sua Imolese. Spagnoli, com’è stato vivere quel...

Proviamo a fare un piccolo salto nel tempo. Quindici anni, per l’esattezza. Il reality show ’Campioni’ teneva grandi e piccini davanti allo schermo, il mitico Ciccio Graziani, ai tempi allenatore del Cervia, diventava idolo di tutti con le sue sfuriate da ’Mai dire Gol’ e Lorenzo Spagnoli incantava con le sue punizioni. Ne è passato di tempo dal sogno di indossare i colori della Juventus in ritiro, fino alla cattedra da presidente dell’Imolese. Dalla celebrità alla Serie C, con prossima fermata al ’Braglia’. Lui il suo sogno continua a viverlo ogni giorno, mettendo idee e cuore per la sua Imolese.

Spagnoli, com’è stato vivere quel sogno?

«Devo ammettere che non fu facile tornare alla realtà. Quell’esperienza doveva essere vissuta come un anno di vacanza, consapevoli che poi sarebbe tutto finito e saremmo tornati alla normalità. Calcisticamente ha un po’ penalizzato chi aveva una carriera già avviata, qualcuno ha addirittura intrapreso altre vie. Ma la rifarei di corsa».

Anche perchè ha conosciuto il mondo Juve. Lo racconta mai ai suoi ragazzi?

«Certo, cerco di trasmettere quello che ho vissuto con campioni come Del Piero, Nedved o Thuram. Era l’anno prima del Mondiale, ho ammirato la loro concentrazione maniacale, vederli curare ogni dettaglio mi ha fatto crescere. Ai miei giovani voglio trasmettere questo, è un aspetto che fa la differenza»

Da ’Campioni’ all’Imolese. Com’è nato questo percorso? «Mi ha sempre affascinato il ruolo da dirigente, più che da allenatore. Nell’ultimo anno da giocatore di Eccellenza a Imola, con la società in crisi, io e mia moglie abbiamo deciso di salvarla ed acquistarla. L’anno successivo ho vinto subito il campionato nel doppio ruolo giocatore-presidente. È il mio 7° anno e abbiamo sfiorato la B partendo dai dilettanti: sono contentissimo del percorso».

Domenica troverete un Modena rigenerato

«Mi aspetto un Modena forte, è una delle squadre più blasonate. Giocare al ’Braglia’, per noi, è una cosa bellissima. Detto questo siamo convinti di poter fare bene, veniamo per vincere. L’anno nuovo ci ha portato due vittorie e siamo in un momento positivo. Abbiamo le carte in regola per mantenere la categoria anche se nuotare nelle sabbie mobili della zona playout è sempre complicato. Per noi la C è come la Champions League e vogliamo tenercela stretta».

Anche lei si è trovato nella situazione di dover cambiare allenatore. A proposito, che pensa di Mignani?

«Venivamo da un’annata incredibile, sfiorando la B. Forse stavamo pagando un po’ il «fantasma» di quello che avevamo fatto. Vedevo una squadra senza quello spirito che bisogna avere per raggiungere la salvezza, ero molto preoccupato per come si stavano mettendo le cose. Conosco Mignani dai tempi del Siena e lo stimo tantissimo. È bravo, fa giocare bene le sue squadre. Rispettiamo il Modena, ma non dobbiamo temerlo».

Ritroverà Varutti e Rossetti. Li segue?

«Sì, li riabbraccio con piacere. Stanno facendo bene, Mickeal anche meglio di quando era con noi dove non sempre giocava. Anche Rossetti, è un ragazzo che sa conquistarsi il posto. Da noi era la quinta punta ed è diventato titolare. Per gli attaccanti ogni anno è particolare, contento sia il capocannoniere».

Alessandro Troncone