Diventare grande, giocando (e pensando) come una grande. Passi da gigante, chi lo avrebbe mai detto appena dopo la tragicomica sconfitta di Cesena di due mesi fa? Quella che sembrava aver rigettato il Modena nel solito sconforto di una classifica media, tendente all’opaco. Quella dei fraintendimenti, della poca chiarezza e dei tanti, tantissimi dubbi. A vedere la sfrontatezza con la quale la banda di Mignani, vero fautore del cambiamento, si è permessa di impaurire il Vicenza in casa propria e di...

Diventare grande, giocando (e pensando) come una grande. Passi da gigante, chi lo avrebbe mai detto appena dopo la tragicomica sconfitta di Cesena di due mesi fa? Quella che sembrava aver rigettato il Modena nel solito sconforto di una classifica media, tendente all’opaco. Quella dei fraintendimenti, della poca chiarezza e dei tanti, tantissimi dubbi.

A vedere la sfrontatezza con la quale la banda di Mignani, vero fautore del cambiamento, si è permessa di impaurire il Vicenza in casa propria e di costringere Mimmo Di Carlo a chiudere l’incontro con la difesa a 5 per non rischiare la beffa, beh, pare sia passata un’era geologica. La sconfitta è nulla in confronto a ciò che il ’normalizzatore’ di Genova è riuscito a costruire in così poco tempo, con così tante situazioni intricate e spinose di una squadra che alla prima, misera, difficoltà, chinava il capo e non lo rialzava più.

Oggi, il Modena, ha coraggio. Ha il coraggio di andare a Trieste e di controllare la partita con una tranquillità olimpica, ha il coraggio di fare muso a muso con il Piacenza in 10 uomini, ha il coraggio di andare a Padova e divertirsi, di affrontare il Vicenza e quasi non accorgersi di essere di fronte alla prima della classe. Il Modena ha un volto, e se questo emerge anche nelle sconfitte, allora il bicchiere non è mezzo pieno, ma pieno fino all’orlo. Una crescita continua che non può far altro che preannunciare un futuro promettente. Una crescita del collettivo, in parallelo a quella dei singoli.

Ed è proprio nei singoli che, gli sia fatto un monumento, Michele Mignani è riuscito a dare il meglio. La coppia Zaro-Ingegneri, la fiducia ritrovata di Mattioli e Varutti, la scoperta magica di un Rabiu che sembra avere 30 campionati di C alle spalle, la valorizzazione di Tulissi e il risveglio del bomber Ferrario che, salvo clamorosi colpi di scena, resterà a Modena dopo alcune settimane in cui sembrava avesse la valigia pronta. Il tutto condito con un po’ di normalità. Quella che Mignani ha sempre mostrato sin dal primo giorno, quando raccontava di aver firmato fino a giugno perchè, come normale che sia, il rinnovo va meritato. E, a dirla tutta, meriterebbe anche un qualche rinforzo qua e là per il definitivo salto di qualità, quello che probabilmente arriverà nella prossima stagione. Ma non si dia tutto per perso, anzi, si ricordi che i playoff rappresentano comunque una via per il sogno.

Chiedere per credere all’uomo playoff per eccellenza, a quel Michele Mignani che oggi ha permesso al Modena di giocare (e di pensare) come una grande.

Alessandro Troncone