Saint-Gobain fa ricorso al Tar contro il ricoscimento a patrimonio Unesco dei Gessi

La decisione della multinazionale proprietaria della fabbrica di lavorazione con sede a Casola Valsenio

Ravenna, 30 novembre 2023 – La multinazionale Saint-Gobain ha presentato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro la candidatura e il riconoscimento a Patrimonio Unesco dei Gessi dell’Emilia Romagna.

La Vena del Gesso (Tedioli)
La Vena del Gesso (Tedioli)

La decisione del colosso francese, proprietario della fabbrica di lavorazione del gesso con sede a Casola Valsenio, ha sorpreso i vari enti che in questi giorni stanno ricevendo la notifica del Tar sull’avvenuto deposito del ricorso.

Il quale è stato presentato contro la Regione Emilia Romagna, il Ministero degli Esteri (che ha gestito la candidatura una volta approdata in sede Unesco), il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Ambiente, oltre che, fra gli altri, contro l’Unione della Romagna Faentina, la Provincia di Ravenna, l’Ente Parchi Romagna, i comuni di Riolo Terme e Casola Valsenio, realtà coinvolte a vario titolo nel percorso di candidatura.

L’azienda, più nello specifico, chiede al Tar di annullare una serie di pronunciamenti regionali e nazionali, a partire dal primo via libera alla candidatura dei Gessi formalizzato dall’Emilia Romagna nel dicembre 2016, per arrivare alla delibera del gennaio 2022 del consiglio direttivo di Unesco Italia (ente legato al MInistero della Cultura), e al successivo sì del Ministero dell’Ambiente datato marzo 2022.

Una manifestazione dei dipendenti
Una manifestazione dei dipendenti

Saint-Gobain chiede inoltre "il risarcimento dei danni che derivano in capo alla ricorrente dagli effetti dei provvedimenti impugnati, da quantificare in corso di causa o in un successivo giudizio". E’ a quanto pare la prima volta che un riconoscimento Unesco si ritrova sul banco degli imputati di un Tribunale amministrativo regionale: non è dato sapere al momento quale sia stata la reazione in merito dei ministri Tajani e Sangiuliano, o del presidente Bonaccini; quel che è certo è che a Palazzo Manfredi, sede dell’Unione della Romagna faentina, la missiva – benché anticipata dalla comunicazione di Saint-Gobain circa la sua volontà di combattere per un’espansione dell’area di cava – ha sorpreso tutti.

Al momento nel palazzi del potere le bocche rimangono cucite circa i motivi addotti da Saint-Gobain per dare forza alla sua richiesta di annullamento delle delibere, il quale comporterebbe il decadimento della candidatura così come presentata all’Unesco nel 2022 e quindi – ma qui ci si muove in un territorio legale pressoché inesplorato, essendo l’Unesco un organo delle Nazioni Unite – del successivo riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità, e dei vincoli che questo impone (fra cui la non espansione della cava). Qualunque sia l’esito del ricorso al Tar è facile immaginare che una delle due parti in causa – la multinazionale oppure la Regione e i Ministeri – impugnerebbe poi la questione dinanzi al Consiglio di Stato.

Sempre che il ricorso al Tar non venga nel frattempo ritirato: il vero nodo della questione, e cioè il no all’allargamento della cava di Monte Tondo sancito dalla candidatura e dal riconoscimento Unesco, potrebbe infatti essere oggetto di revisioni legislative ad hoc. La battaglia insomma è lungi dall’essere conclusa.