Zanzare a Ravenna, è emergenza: nonostante i trattamenti nei lidi nord non si vive

I conti del Comune. Quest’anno fatto il 200% in più di interventi larvicidi e il 281% di adulticidi. Azimut: "La pialassa Baiona è uno dei più grandi bacini in cui nascono"

Ravenna, 1 agosto 2023 – Un milione e 800mila euro. È quanto spende il Comune di Ravenna nei trattamenti contro la zanzare, come spiegato ieri dal dirigente del servizio ambiente Stefano Ravaioli.

Emergenza zanzare nel Ravennate
Emergenza zanzare nel Ravennate

La dibattuta questione è arrivata ieri nella riunione di due commissioni consiliari in seguito alla petizione di un gruppo di cittadini dei lidi nord, la zona notoriamente più colpita dal problema. E non per un caso, ma per la presenza, come ha sottolineato anche Cristiano Tarantino di Azimut, della pialassa Baiona, che "è il più grosso ’quartiere di nascita’ delle aedes caspius, per la conformazione interna delle isole", nonché il luogo in cui ne nascono di più insieme alle valli di Comacchio.

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E la aedes caspius è "la specie in assoluto più aggressiva. È anche un’ottima volatrice: mentre la tigre si allontana in tutto 100 metri dal luogo di nascita, la caspius vola anche a 12/13 chilometri di distanza".

Il problema , come ha spiegato Tarantino, sono le aree allagate solo temporaneamente, dopo fenomeni quali piogge abbondanti o alta marea: "Nella parte principale della pialassa, allagata tutto l’anno, l’ecosistema ha instaurato i predatori naturali delle larve. Le zone più pericolose sono quelle non collegate in modo idraulico con la pialassa e che si attivano in modo subdolo. Qui i predatori non ci sono e nascono miliardi di zanzare per focolaio".

Intervenire è difficile, perché la pialassa innanzitutto fa parte della rete Natura 2000, dove si possono eseguire solo interventi larvicidi ’bacillus thuringiensis’, efficaci solo per 4/5 giorni, mentre quelli che creano un film siliconico sull’acqua, così come i prodotti adulticidi (i più nocivi per l’ambiente) sono vietati. E inoltre in pialassa molti focolai "non sono raggiungibili se non in barca".

Il risultato è che a Marina Romea, nonostante gli interventi eseguiti nelle caditoie, "il problema è persistente e invalidante – ha detto Elena Zappaterra, prima firmataria della petizione –. In giardino non si può stare, né di giorno né di notte, e anche con le zanzariere entrano".

Certo, questo è un anno particolare: l’alluvione ci ha messo lo zampino. Tanto che l’assessore Igor Gallonetto ha spiegato che "la quantità di larvicida utilizzato per i trattamenti è aumentata del 200% rispetto al 2022", oltre a tutti gli interventi adulticidi effettuati dopo l’emergenza, che hanno visto una crescita del "281% di prodotto puro erogato tra la scorsa stagione e questa".

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Si è poi parlato del ruolo dei privati, che detengono tra il 65 e il 70% dei pozzetti. L’assessore Gallonetto ha infatti spiegato che a Marina Romea hanno ritirato quest’anno 196 flaconi di prodotto antilarvale, a Porto Corsini 0 e a Casal Borsetti 48. Numeri che hanno fatto discutere, tra chi ha sottolineato che sono bassi e "spetta anche alle Pro loco e alle associazioni spingere i cittadini a usarli", come ha commentato Nicola Grandi di Viva Ravenna, e chi invece, come Veronica Verlicchi della Pigna, ha sostenuto che l’ente pubblico "non può scaricare il barile sui privati".

Ha fatto inoltre discutere l’assenza dell’Igiene pubblica dell’Ausl, invitata: per questo il consigliere Daniele Perini di Amare Ravenna ha lasciato l’aula prima della discussione, sostenendo che senza l’aspetto sanitario fosse "monca".