Rimini, persi oltre cento hotel negli ultimi dieci anni: il commercio soffre

L’ufficio studi di Ascom ’premia’ i settori di ristorazione e acquisti online. Ma è allarme desertificazione in centro: calano ancora i bar

Le serrande abbassate in centro storico sono sempre di più (foto d’archivio)

Le serrande abbassate in centro storico sono sempre di più (foto d’archivio)

Rimini, 9 febbraio 2024 – Bar e negozi di abbigliamento e calzature in netto calo, mentre il commercio si sta spostando nel mondo virtuale del web con quasi un raddoppio delle società che fanno e-commerce in appena dieci anni. L’ufficio Studi di Confcommercio ha fotografato la situazione delle imprese nella città di Rimini. Una immagine che fornisce dati e indicazioni sul futuro. I bar ad esempio. In centro storico stanno scomparendo. La metamorfosi dei pubblici esercizi sta puntando forte sulla ristorazione a scapito di quello che era il classico bar. Nel 2012 nel centro di Rimini se ne contavano 166 mentre in periferia erano 328. La crisi di vocazioni alla partita a carte serale tra amici o al biliardo ha portato le attività aperte in centro a 141, mentre nelle periferie il calo è stato marcato con la perdita di 80 attività.

Sulla crisi del commercio tanto si è detto tanto ed anche il Centro Studi di Confcommercio conferma l’andamento. Le imprese del commercio al dettaglio sono passate dalle 2120 del 2012 alle 1689 del giugno scorso. A soffrire di più sono gli esercizi cosiddetti specializzati, una categoria che comprende i negozi di abbigliamento, calzature e articoli in pelle, cosmetici e profumeria, fiori e piante, alimenti per animali, gioiellerie, mobili per ufficio, negozi di ottica e fotografia, articoli di seconda mano. Solo questo settore merceologico dal 2012 al 2023 nel comune di Rimini ha perso 246 aziende, di cui 119 nella zona centrale e 127 nelle aree più periferiche.

Stanno diminuendo anche le ferramenta, i negozi specializzati in articoli domestici, quelli per la casa e i tessili. Sempre meno le mercerie e sempre meno le attività dove sfogare la voglia dei fai da te. Oggi nella zona centrale se ne contano 27, nel 2012 erano 47. Sono diminuite anche in periferia. Erano 159, oggi se ne sono perse cinquanta. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal settore che comprese le vendite per corrispondenza, l’e-commerce e i distributori automatici. In questo ambito continuano ad aprire nuove società. Erano poco più di 50 una dozzina di anni fa, mentre oggi hanno sfiorato il centinaio. L’osservatorio rileva anche un altro fenomeno, quello ricettivo. Il calo degli hotel è strutturale. In dieci anni solo a Rimini se ne sono persi 119, passando dai 948 del 2012 agli 827 dello scorso anno.

A conoscere una stagione d’oro è invece il settore della ristorazione. Le zone centrali della città ne sono una testimonianza con nuove aperture in continuazione. In città erano 172 nel 2012 e nel 2023 sono arrivati a 204. Stesso andamento in periferia dove nello stesso periodo si è passati da 343 a 386, ma in questo caso va rilevato come il periodo pandemico ha ridotto il numero di ristoranti in periferia, facendo chiudere sedici attività.

I dati certificano la crisi strutturale del commercio come l’abbiamo sempre conosciuto – spiega il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino –. Il nostro territorio, seppur in continuità con il dato nazionale, mostra comunque segnali confortanti, sintomo di come anche il turismo faccia da traino al comparto. Un cambio di rotta però è dovuto e tutti insieme, pubblico e privato, dobbiamo rimboccarci le maniche prima che le città cambino volto con un peggioramento della situazione e conseguenze tangibili sulla vivibilità, sul decoro e sulla sicurezza, tutti ambiti di cui le attività commerciali sono baluardi con le loro vetrine accese".