Per novemila pescatori la ’stagione’ è al via

Camminate, solitudine e pace: gli ingredienti che cercano gli appassionati. In questi giorni rilasciate le trote nei corsi d’acqua dolce .

Per novemila pescatori la ’stagione’ è al via

Camminate, solitudine e pace: gli ingredienti che cercano gli appassionati. In questi giorni rilasciate le trote nei corsi d’acqua dolce .

A fine marzo, con l’arrivo della primavera e il risveglio della natura dopo l’inverno, un ‘animale’ del tutto particolare esce dal letargo. Si tratta del pescatore. Gli appassionati lo sanno bene, è tempo di spolverare l’attrezzatura e mettersi in cammino, lungo le rive scoscese dei torrenti di montagna.

In questo periodo, infatti, riapre la pesca alla trota, in quelle che vengono definite acque di categoria D, ovvero che ospitano popolazioni – sempre più ridotte, a dire il vero – di salmonidi selvatici. Come scrisse il ‘grande vagabondo delle acque’ Ota Pavel, giornalista ceco che ci ha lasciato il meraviglioso ’Come ho incontrato i pesci’ (Keller editore, 2017), "pescare è soprattutto libertà. Fare chilometri per trovare le trote. Bere l’acqua dalle sorgenti, essere soli e liberi, almeno per un’ora". Con lo sbocciare dei primi fiori, sui fiumi – anche quelli più piccoli e di poco conto, in quanto a portata delle acque – si incontrano stralunati personaggi vestiti in modo piuttosto buffo, con lunghe galosce, armati di una canna e un’infinita varietà di esche appese ovunque. Solo nel modenese, i dati sono della Provincia, l’attività coinvolge oltre nove mila pescatori e, in questi giorni, la polizia provinciale, in accordo con la Regione Emilia-Romagna, sta rilasciato nei corsi d’acqua dolce esemplari di trote lungo tutto l’alto Appennino modenese. La ’stagione’, così si chiama, andrà avanti fino a ottobre. Passando per le calure estive e poi per le prime brume autunnali. I pescatori continueranno il loro peregrinare sulle rive, sempre cercando l’esca giusta per insidiare le fatate regine, coronate dai caratteristici punti rossi.

Molte sono le regole da seguire, attrezzature ammesse, periodi e orari di pesca fissati nel calendario ittico, limiti giornalieri di cattura. La pesca, però, sopravvive anche alla burocrazia. Non è solo un modo ancestrale di procacciarsi cibo ma anche per stringere amicizie, rafforzare legami di parentela, trasmettere sapere, mantenere vive antiche tradizioni. L’alieutica è un vero e proprio stile di vita, potremmo dire. Sempre più spesso, tra l’altro, questa nobile attività (anche fisica) che ha appassionato artisti, scrittori e personalità politiche (basti ricordare Eric Clapton o il presidente Truman) è vissuta come un vero e proprio sport. Molte sono le ‘zone’ dove è stata introdotta una regolamentazione speciale, con interi tratti di fiume dedicati alla pratica del ‘no kill’ o altri alla sola pesca a mosca.

Tra le zone più suggestive a ’rilascio obbligatorio’ in provincia di Modena c’è quella istituita nel 2022 sul torrente Ospitale a Fanano, lunga circa un chilometro, in un tratto che scorre a fianco del sentiero storico della via Romea nonantolana. Tra le altre zone di questo tipo, sul Panaro, c’è quella che va dalla confluenza col Rio Benedello a Guiglia fino al ponte di Casona a Marano e sullo Scoltenna tra il ponte di Prugneto e il ponte di Olina, nei territori di Montecreto, Pavullo e Sestola. Tutti sanno che non si augura mai ‘buona pesca’ perché porta sfortuna… Non resta che immergersi nella natura e cercare quel particolare sapore di libertà che solo una canna da pesca è in grado di dare.