Bologna, 18 maggio 2017 - Le autorità della Serbia daranno agli inquirenti bolognesi il dna di Norbert Feher, alias Igor Vaclavic, l'uomo che è accusato degli omicidi di budrio e di Portomaggiore. Le autorità serbe hanno risposto pochi giorni fa alla rogatoria del pm Marco Forte, e la richiesta sarà esaudita, anche se non sono chiari i tempi. 

Il Dna estrapolato dal sangue trovato fuori dal bar di Budrio, dove il primo aprile è stato ucciso il barista Davide Fabbri, è già stato comparato e dichiarato compatibile con quello estratto dalle tracce sul furgone abbandonato dal killer l’8 aprile dopo l’omicidio della guardia volontaria Valerio Verri a Portomaggiore.

Così Igor riuscì a sfuggire ai carabinieri

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Gli inquirenti vogliono quindi verificare se il Dna è lo stesso dell'uomo, condannato in Serbia 12 anni fa. Ancora non che è chiaro se il Dna di Feher esiste in una banca dati serba, o se dovrà essere prelevato da un parente prossimo, come la madre che risiede nella città di Subotica.

La sorella dalla Serbia: "Siamo sotto choc"

Al momento a collegarlo ai delitti ci sono i riconoscimenti dei testimoni, le impronte digitali repertate sul Fiorino rubato e abbandonato l’8 aprile, associate a quelle sulla banca dati Interpol, poi la coincidenza del Dna sul sangue trovato ad una settimana di distanza, oltre agli esami balistici secondo cui le due vittime sono state assassinate dalla stessa pistola.

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Dalla Serbia Feher, alias Igor Vaclavic, se ne andò nel 2005, a quanto pare evadendo da una misura a cui era sottoposto perché stava scontando la parte conclusiva di una pena. Per questo risulta ricercato anche dal suo Paese. Intanto le ricerche proseguono sul territorio, con indagini e controlli quasi quotidiani.

Il mistero del telefonino

L’imponente dispositivo messo in campo dai Carabinieri, sul campo da oltre un mese con i reparti speciali, rimane dunque confermato.