Molinella (Bologna), 17 maggio 2017 - Marco Ravaglia aveva riconosciuto con chiarezza ‘Igor il russo’, nell’uomo che gli aveva esploso contro cinque colpi di pistola, uccidendo il suo amico Valerio Verri. E lo aveva subito detto, la sera dell’8 aprile, ai carabinieri, che avevano intercettato il killer a Marmorta, sul Fiorino descritto dalla vittima. Poi, però, Norbert Feher era riuscito a fuggire, in circostanze che finora non erano state del tutto chiarite. Ma che sono state messe ora, nero su bianco, dal gip Letizio Magliaro, nell’ordinanza in cui dispone la custodia in carcere per il serbo, accusato a Bologna dell'omicidio di Davide Fabbri (mentre la procura di Ferrara procede per quello di Valerio Verri e quella di Ravenna per l'uccisione di Salvatore Chianese).

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La fuga. Scrive il gip, in merito alla sera dell’8 aprile: "Il Ravaglia, pur ferito, riusciva a segnalare telefonicamente l’accaduto ai carabinieri e che l’autore dei fatti in fuga veniva intercettato da una pattuglia di carabinieri in borghese (...). Risulta dall’annotazione di pg redatta dai militari del comando compagnia carabinieri di San Giovanni in Persiceto che i militari, operando con un veicolo di copertura, unitamente ai militari della compagnia del nucleo operativo carabinieri di Molinella, alle ricerche dell’uomo (...) riuscivano a intercettare il Fiorino con una sola persona a bordo salvo poi, dopo breve inseguimento, perderlo di vista ad altezza del bivio tra via Spina e via Arginale in località Consandolo". I carabinieri avevano "senza ombra di dubbio" riconosciuto Feher nell’uomo alla guida del Fiorino rubato a Mezzolara di Budrio tra il 3 e l’8 aprile, "presumibilmente in data 6 aprile", stando alle testimonianze acquisite dai carabinieri.

Il Fiorino. Dopo l’omicidio del barista Davide Fabbri, la sera del primo aprile alla Riccardina di Budrio, Feher, che fino a quel momento si era spostato in bici in quelle campagne che tanto bene conosceva, aveva infatti avuto bisogno di un mezzo di trasporto più veloce. Tanto che, tra il furto del furgoncino Fiat e l’omicidio Verri, aveva tentato anche di rapinare, armato di ascia, il furgone a un cittadino pakistano ad Argenta. Sempre nella stessa zona d’azione, dove ancora 1.200 carabinieri lo cercano da 45 giorni.

La zona 'rossa'. Tra le pagine in cui si ricostruisce la figura del killer, partendo dall’omicidio di Fabbri, emergono infatti particolari relativi ai crimini messi in atto dall’indagato in quel periodo di ‘buio’ tra la scarcerazione del maggio 2015 e la successiva latitanza, dopo l’emissione di un ordine di custodia cautelare in carcere per le rapine nel Ferrarese con la banda di Ivan Pajdek. Il serbo, ricercato, in quel periodo non si era mai allontanato dalla Bassa tra Ferrara e Bologna. Lo dimostrano gli esiti degli esami del Ris di Parma sul dna estrapolato dalle tracce di sangue ritrovate nel bar Gallo, corrispondente a quello dell’autore di un furto messo a segno nella frazione San Biagio di Argenta il 10 gennaio 2016, rimasto fino allo scorso aprile a carico di ignoti.

Il profilo. Questi particolari contribuiscono a tracciare un preciso profilo di Feher, alias Igor Vaclavic, descritto dal gip come un individuo di "assoluta spregiudicatezza". "Nemmeno la rocambolesca ‘caccia all’uomo’ che ha comportato il dispiegarsi di almeno un migliaio di unità di militari, tra cui i reparti speciali dei carabinieri dei cacciatori di Calabria, del Tuscania e dei Gis, lo ha determinato a desistere", scrive il gip richiamando le parole del pm Marco Forte e ipotizzando la volontà del ricercato della Bassa di "ingaggiare una vera e propria sfida con le forze dell’ordine", sottolineando la sua "lucida e criminale determinazione, negli ultimi giorni alimentata anche dai mezzi di informazione che nel ‘romanzare’ - quando non ‘inventare’ - le notizie, ne hanno trasformato la figura da mero violento criminale in soggetto dotato di capacità sovrumane".