Ferrara, 21 gennaio 2017 - La soglia minima dei 300 dipendenti è stata raggiunta. Ma il confronto sull’esodo incentivato dei dipendenti Carife proseguirà comunque, lunedì, perchè l’azienda intende raggiungere il ‘target’ delle 350 uscite. A comunicare il dato è stato, ieri, il presidente delle ‘good bank’ Roberto Nicastro: un dato essenziale per indirizzare sul rettilineo finale la cessione a Bper.

Gli incentivi proposti dall’azienda, uniti anche dal clima di tensione e incertezza che ha comunque gravato sul personale, hanno dunque colto il primo obiettivo: assieme ai dipendenti che matureranno il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2022, e che dunque potranno usufruire dello ‘scivolo’ per lasciare Carife (tra il 1° aprile ed il 31 dicembre di quest’anno), anche un gran numero di lavoratori con una minore anzianità di servizio hanno deciso di accettare il cosiddetto ‘tesoretto’ di incentivi e bonus per lasciare volontariamente la banca.

Prevalente il numero di quanti si sono avvalsi della cosiddetta ‘opzione C’, quella che prevede un incentivo di 40 mensilità, cui se ne aggiunge un’altra a titolo di mancato preavviso, più un ‘assegno emergenziale’ (una sorta di mobilità) che per due anni garantirà dal 50 al 60% dello stipendio. Le cifre? Si va dai 127mila euro di un addetto con il livello più basso ai 163mila di un impiegato con l’inquadramento più alto; per quanto riguarda i ‘quadri’, un funzionario al livello più basso percepirà circa 187mila euro, quello più alto in grado quasi 260mila. Le cifre sono tutte al lordo. Più in concreto, un dipendente al livello medio percepirà poco meno di 100mila euro netti e un assegno di ‘disoccupazione’ da 1500 euro per due anni. Per chi invece ha scelto la strada dell’incentivo secco con bonus di 48 mensilità, si va dai 98mila ai 218mila euro lordi.

Ma non si tratta solo di una questione di soldi. Per molti ha inciso anche l’incertezza sulle prospettive future, con il rischio non solo dei licenziamenti qualora il tetto non fosse stato raggiunto, ma anche di possibili disagi futuri. E così tanti hanno deciso di cercare nuove opportunità: «La responsabilità dei dipendenti credo che vada riconosciuta e ringraziata. La loro scelta è stata infatti molto impegnativa, sia da un punto di vista personale che per i tempi strettissimi in cui ciascuno è stato chiamato a decidere – afferma Nicola Cavallini, sindacalista della Fisac Cgil –. L’azienda in questo modo va verso un esito positivo nel modo meno traumatico». Serviranno comunque almeno tre-quattro mesi di lavoro, secondo quanto ancora dichiarato ieri dal presidente Roberto Nicastro, per arrivare alla firma definitiva della cessione. Oltre all’offerta formale di Bper, andrà completata la cessione dei crediti deteriorati al Fondo Atlante, concretizzata la ricapitalizzazione da parte del Fondo di Risoluzione e richieste le necessarie autorizzazioni alla Bce e alla Commissione Ue. Ma un altro grande scoglio è stato superato.