Sassuolo (Modena), 1 dicembre 2016 - Presidente Minozzi qual è lo stato di salute dell’industria ceramica italiana?

«Abbastanza buono. Il settore si è ripreso bene dalla shock del 2009. Il merito della risalita è soprattutto degli imprenditori sassolesi che hanno dimostrato ancora una volta orgoglio e capacità. Ha ripreso lentamente il mercato interno ma l’export rimane la parte più importante. E qui gli Stati Uniti fanno la parte del leone».

Si produce anche negli Usa?

«In parte sì perché il mercato là è molto positivo, compreso quello residenziale. Per fortuna l’edilizia dà segnali di ripresa anche in Italia. In ogni caso anima, sviluppo e ricerca e ovviamente la parte principale della produzione rimangono nel compresorio ceramico fra Modena e Reggio Emilia».

Crede nella manovra del governo che prevede nuovi sgravi fiscali per le aziende?

«Certo la giudico molto utile, è un aiuto fondamentale. Anche se la vera ricchezza la creano le aziende stesse con gli investimenti e la ricerca. In ogni caso il governo sta operando bene».

La crescita del prodotto interno lordo degli Stati Uniti è al 3,2%. Può avere effetti sull’Italia?

«Certo, avvertono i benefici soprattutto i gruppi che hanno investito oltre oceano. Vale per la ceramica, per l’edilizia, per la moda. Aziende come Luxottica (occhiali ndr) in America volano».

Il protezionismo di Donald Trump, nuovo presidente Usa, danneggerà l’Italia?

«Non credo. Trump lo applicherà soprattutto verso la Cina che può essere un rischio reale per l’America. Penso e spero che l’Italia continuerà ad avere buoni rapporti commerciali. Non dobbiamo temere il successore di Obama».

Cosa pensa del Jobs act renziano?

«Sta aiutando e aiuterà ancora l’economia. Ma attenzione: non ci vuole fretta. Gli effetti reali sulle assunzioni a tempo indeterminato hanno bisogno di tempo e non sono immediati. Funziona come per il vino invecchiato in barrique, ci vuole pazienza per farlo invecchiare affinchè diventi buono».

Confindustria consiglia ai giovani di iscriversi agli istituti tecnici. Che ne pensa?

«Sono d’accordo. Nell’industria italiana mancano tecnici, anche diplomati. Disponiamo di ottimi istituti scolastici. Cito ad esempio l’istituto Enrico Fermi di Modena, in grado di preparare i ragazzi con ottimi sbocchi professionali che in Emilia Romagna non mancano, pensiamo soprattutto ad aziende della Motor valley come Lamborghini, Ducati, Ferrari e altre in grado di assorbire molte professionalità con buone prospettive».

Referendum, sì o no?

«Invito gli elettori a leggere le prime righe del quesito per comprendere che il superamento del sistema bicamerale è necessario per porre termine a costi elevati e al ping pong delle leggi fra le due camere che poi a volte escono farraginose e complicate da applicare. Dobbiamo pensare che il referendum serve a ridurre i costi dei parlamentari e non a fare il tifo per Renzi o Grillo. Lo dico a tutti gli elettori di buonsenso e di ogni classe sociale».

I fans del no dicono che è una riforma incompleta e piena di difetti.

«La perfezione non è di questa terra. Serve un cambiamento e questa è l’occasione giusta. La Costituzione dopo 70 anni va rivista e approvare la riforma significa anche dare stabilità all’economia e al Paese. La vittoria del no sarebbe drammatica anche per chi l’ha appoggiata. I politici hanno l’obiettivo del potere e si confrontano su Renzi e sul governo ma i cittadini devono riflettere su costi e benefici reali».

Il costo del lavoro in Italia?

«Oggi è tutto sommato sopportabile, grazie all’automazione e alle aziende 4.0. E grazie al Jobs act non è più così determinante».

Tassazione delle imprese?

«Eccessiva e penalizzante. Qui c’è molto da fare».

La Brexit inglese è stata una scelta giusta?

«Gli inglesi vedono la Manica come una separazione naturale. Meglio però stare con l’Europa, anche se è piena di difetti».

Ne citi uno.

«Ci sono 55mila bucrati che da Bruxelles ci opprimono e ci farebbero pagare caro il no al referendum. L’Europa va riformata in profondità, va ripulita dalla burocrazia eccessiva e la politica deve riprendersi il primato. Proviamo tutti insieme a migliorarla».

Lei crede molto nei cambiamenti?

«Il mondo va veloce e bisogna avere il coraggio di cambiare quando è necessario. Mi dispiace che non l’abbia fatto Confindustria quando ha perso l’occasione di porre al proprio vertice il bolognese Alberto Vacchi. Peccato, sarebbe stata un’ottima scelta».