Bologna Città 30, direttiva al vaglio: lunedì le proposte di Anci al Ministero dei trasporti

L’ipotesi: considerare valide le ‘zone 30’ con un insieme di strade aggregate. E tenere più in conto le ciclabili. Ma alla fine qualche via potrebbe tornare a 50

Bologna, 27 gennaio 2024 – La data da cerchiare in rosso è lunedì. Dopodomani l’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani invierà il documento con le sue proposte al ministero dei Trasporti, così da aggiornare la direttiva che regola le Zone 30 in Italia. Dopo un breve confronto, nel giro di qualche giorno verrà emanata e firmata dal vicepremier e ministro leghista Matteo Salvini.

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Da quello che filtra, Anci proporrà un aggiornamento in senso estensivo di un paio di criteri del documento, avallando una fase due di ‘verifica’ e ‘monitoraggio’ dei provvedimenti dei singoli Comuni che, inevitabilmente, potrebbe portare a qualche ritocco. In soldoni, a Bologna, qualche strada potrebbe tornare ai 50. Ieri, durante una riunione tecnica dell’Anci, alla quale ha partecipato un dirigente del Mit, sono stati ribaditi i principi cardine della direttiva. L’impostazione di fondo è condivisa dai sindaci: si possono prevedere strade ai 30 all’ora, cioè con limiti più bassi rispetto ai 50 prescritti del Codice della strada, ma non vanno generalizzati in tutta la città. Si conviene, poi, della necessità per i Comuni di motivare "strada per strada" la decisione dei 30, determinata dai criteri della direttiva: presenza di scuole, asili, parchi, ospedali etc... I Comuni, però, punterebbero a considerare ’strada per strada’ in senso ampio: "In città le vie urbane si intersecano, quindi anche ordinanze che considerano ‘Zona 30’ un insieme di strade aggregate sono in linea con la direttiva del Mit", dicono fonti Anci. Un dettaglio che verrebbe incontro anche a Bologna che, nelle 13 ordinanze, ha individuato altrettante aree con un insieme di strade.

La direttiva del ministero è al vaglio dei sindaci: lunedì le proposte dei Comuni
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La seconda aggiunta, stando ai desiderata dei Comuni, terrebbe conto dell’evoluzione della mobilità cittadina che vede più piste ciclabili, percorsi ciclopedonali, utilizzo di mezzi alternativi. Nella direttiva – viene notato – si fa riferimento a una circolare ministeriale del 1979, ma oggi molte cose sono cambiate. Quindi, le scelte sulle Zone 30 dovranno tener conto anche di questo. È, poi, ribadita la ratio dei limiti di velocità ribassati: la sicurezza stradale. I dati – riportati da Anci – considerando dieci incidenti con utenti vulnerabili rivelano che andando ai 50 si hanno 9 morti su 10; ai 40 le vittime scendono a 7 su 10; ai 30 a 1,5 su 10.

Intanto, in question time, è continuato il braccio di ferro. Il Pd, con il capogruppo Michele Campaniello, accusa il viceministro Galeazzo Bignami di "bullismo istituzionale" sulla Città 30, nonostante l’apparente disgelo tra Salvini e Lepore, mentre Simona Larghetti di Coalizione civica insiste sulla bontà "delle 13 ordinanze sulle 13 nuove zone 30, seguendo gli stessi parametri indicati dal Mit".

Non mollano i meloniani con il capogruppo Stefano Cavedagna che chiama il fronte del No domani in Piazza Galvani dalle 9 alle 12.30 per una raccolta firme che chieda al sindaco di ritirare le ordinanze sulla Città 30: "Lepore le revochi. Questa scelta è una follia ideologica in contrasto col Codice della strada". Per il capogruppo leghista Matteo Di Benedetto "non c’è la motivazione specifica per ogni singola strada e questo rivela l’impianto ideologico della misura voluta dal sindaco".

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