Bologna, 16 giugno 2019 - Lo ha stretto tra le braccia l’ultima volta prima che il suo piccolino chiudesse gli occhi per sempre. Ha gridato il suo nome a più non posso, con le mani sporche di sangue e il cuore devastato dal dolore. Ma tutto è stato vano. Federico Dordei, sette anni, è morto (video) ieri poco prima di mezzogiorno sotto un cavalcavia della Nuova Porrettana (foto), fra le braccia di papà Luigi, 38 anni il prossimo 19 luglio, noto giocatore di basket (tra le sue squadre Ozzano, Imola e tanta serie A), uscito quasi indenne da un tragico tamponamento. Portato al Maggiore con un codice due, per ferite al volto e alla mano sinistra, in serata, letteralmente sconvolto, ha firmato le dimissioni ed è tornato a casa.

Leggi anche Il cordoglio per Fede

Lacrime. Padre e figlio erano a bordo di una Toyota Rav 4 diretta verso l’Appennino. Arrivati all’altezza della zona industriale di Pontecchio Marconi, sulla loro strada hanno trovato un camioncino fermo al servizio di un gruppo di operai intenti al taglio dell’erba sui lati della statale gestita da Anas. Il mezzo – secondo le prime ricostruzioni della Municipale di Sasso Marconi – era immobile sulla destra, vicino al guardrail, ma con una parte del lato sinistro sporgente sulla corsia per i mezzi provenienti da Bologna. Ed è proprio contro lo spigolo posteriore del camioncino, per cause da accertare, che si è schiantata la Toyota. Il bimbo, sempre stando agli accertamenti, era regolarmente legato al seggiolino posizionato nel sedile a fianco del papà, ma nemmeno la cintura di sicurezza gli ha evitato l’impatto violentissimo.

false

Fascicolo. Sulla vicenda, il pubblico ministero Marco Forte ha aperto un fascicolo per omicidio stradale e, come da prassi in caso di incidenti mortali, il conducente verrà indagato. Una dinamica che, secondo gli inquirenti, non è ancora chiara e solo con il deposito di tutti gli atti, che avverrà nelle prossime ore, si potrà fare piena luce. Da valutare se il camioncino era stato parcheggiato con tutti i crismi di sicurezza, così come la guida di Dordei. Allo stesso modo se il restringimento della corsia, in quel punto, fosse adeguatamente segnalata. Tra le varie ipotesi, anche che papà Luigi, con il sole sugli occhi e il camioncino fermo nel cono d’ombra generato dal cavalcavia, abbia avuto difficoltà a scorgere il pericolo. Ciò che è certo è che i quattro operai, tutti al lavoro con decespugliatori e rastrelli più avanti, ben oltre il loro mezzo, hanno sentito solo il rumore dell’impatto delle lamiere. E che la Toyota è finita al centro della corsia, a qualche metro di distanza. Tante le persone che si sono fermate subito per i soccorsi: «Ho preso il bimbo – racconta Alessandro, uno dei primi ad arrivare – dalle mani del padre che urlava disperato e insieme abbiamo tentato di rianimarlo. C’era sangue dappertutto. Ci è morto fra le mani».

AGGIORNAMENTO Aperto un fascicolo per omicidio stradale contro ignoti