La Polizia locale con la bicicletta di Matteo, 18 anni, morto poco dopo al Maggiore
La Polizia locale con la bicicletta di Matteo, 18 anni, morto poco dopo al Maggiore

Bologna, 13 febbraio 2021 - Non avrebbe rispettato una precedenza e non si sarebbe assicurato di poter effettuare la curva senza generare un pericolo alla bicicletta condotta dal giovane Matteo Prodi. L’indagine sulla morte dello studente di 18 anni del liceo Fermi, nipote di Vittorio Prodi, fratello dell’ex premier Romano ed ex presidente della Provincia, ora è chiusa. La firma sul 415bis, notificato nei giorni scorsi alle parti, è quella del pubblico ministero Marco Imperato, atto che solitamente anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. Dell’accusa di omicidio stradale deve rispondere Roberto Grandi, presidente dell’Istituzione Bologna Musei, che ancora oggi si dice "distrutto e addolorato" per quell’immane tragedia, come spiegato dai suoi legali, Luca Sirotti e Pietro Giampaolo. "Il dispiacere del professore – spiega quest’ultimo – è enorme. Stiamo valutando anche il risarcimento del danno".


Era un giovedì mattina quel 27 febbraio dello scorso anno, Matteo, approfittando della vacanza forzata da scuola a causa della sospensione delle lezioni per il Coronavirus, era uscito in via Siepelunga, per un giro in bici sui Colli. L’incidente era avvenuto all’altezza dell’incrocio tra via di Barbiano e via degli Scalini. Una Toyota Hybrid, guidata da Grandi, 75 anni, proveniente da via Castiglione, lo aveva travolto. Per la Procura, l’automobilista non avrebbe dato la precedenza al ciclista – che indossava anche il casco – proveniente da destra; non si sarebbe assicurato di effettuare la svolta in totale sicurezza, nonostante la bici di Matteo, sempre stando alle accuse, era visibile prima che la stessa iniziasse. Inoltre la Toyota avrebbe tagliato la svolta anticipando la curva rispetto all’incrocio.


Dopo una notte disperata nella Rianimazione del Maggiore, dove era arrivato in condizioni drammatiche attorno a mezzogiorno, il cuore di Matteo aveva smesso di battere. A dare l’allarme fu lo stesso Grandi che si fermò per prestare i primi aiuti ( la famiglia Prodi è rappresentata dall’avvocato Guido Clausi Schettini ), ma tutto fu inutile. Per fare chiarezza sullo schianto, nei mesi scorsi erano state disposte anche tre consulenze: una cinematica e due informatiche sugli apparecchi in uso al ragazzo e al suo investitore.