Meredith Monk in via della Braina: "La voce come santuario"

L'artista statunitense Meredith Monk presenta il progetto Bloodline Shrine al Pio Istituto delle Sordomute Povere di via della Braina. L'installazione esplora la voce come strumento espressivo e la sua connessione con la genealogia personale e il mondo ancestrale. L'ingresso è gratuito.

Meredith Monk in via della Braina: "La voce come santuario"
Meredith Monk in via della Braina: "La voce come santuario"

Fra le sedi preziose di questa edizione di Art City c’è anche il Pio Istituto delle Sordomute Povere di via della Braina, che accoglie il progetto Bloodline Shrine (2018) di Meredith Monk, curato da Caterina Molteni, in programma fino a al 4 febbraio. Monk, compositrice, cantante, regista, coreografa e danzatrice statunitense, tra le artiste più influenti del nostro tempo, ha largamente indagato la vocalità come strumento musicale, indipendente dal testo, mostrandone l’infinita ricchezza formale. Bloodline Shrine prende le mosse da una rivalutazione della voce come strumento espressivo al di là delle componenti di comunicazione linguistica, facendo leva sulla natura materica della voce, sulla sua essenza e rilevanza creativa.

"Nella voce ci sono infinite possibilità di timbro, struttura, carattere, genere, modalità di produrre suono – sostiene Monk – ho scoperto che in un’unica voce c’è l’uomo e la donna, tutte le età, le sfumature di un sentire di cui non riusciamo a trovare le parole". Per l’autrice ogni voce custodisce la genealogia personale di ciascun individuo (Shrine è un santuario), la sua discendenza (Bloodline), la sua relazione immanente con le altre creature viventi e inorganiche, l’influenza di un paesaggio.

Installata nel dormitorio del Pio Istituto delle Sordomute Povere, Bloodline Shrine presenta un ensemble a cinque voci che esegue alcuni estratti dall’opera Cellular Songs (2018) a cui l’installazione faceva originariamente da accompagnamento. Il lavoro si compone di cinque monitor, uno per ciascuno degli interpreti che racconta la propria storia. Ad alternarsi sugli schermi, immagini di volti, antenati, radiografie mediche e dettagli fisici. Ciascuna voce svela la propria origine e il legame a ogni cellula biologica del corpo. E proprio la voce si mostra così come un ’tempio’, un ’sepolcro’, un canale espressivo che ricollega ogni persona a un mondo ancestrale senza tempo. Monk ci parla di una "lingua universale", non codificata, che priva di parole, esprime la dimensione ineffabile che attraversa la realtà. Orari: oggi e domenica dalle 10 alle 20. Domani dalle 10 alle 22. L’ingresso è gratuito.

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