Bologna, 12 settembre 2017 - Alla guida della Eco-Ter, società di ingegneria e servizi, dal 2002 c’è Fabio Catano. Geologo, nato a Genova, bolognese d’adozione. Con lui oggi lavorano 9 dipendenti: il core business sono le consulenze su sicurezza, ambiente e geologia per le grandi opere in Italia e in Europa.

Come può un piccolo studio entrare nel circuito delle grandi opere?

«L’origine di tutto fu l’Alta velocità tra Bologna e Firenze, ed è il motivo per cui io e io mio socio dell’epoca siamo arrivati qui».

Basta un’opera ad aprire le porte del mercato?

«Per le sue caratteristiche e il suo grado di complessità, quell’opera fu in qualche modo la capofila di molte altre. Questo ci ha permesso poi di spendere la professionalità acquisita su altre grandi opere».

Qual è il vostro ruolo?

«Ci occupiamo della sicurezza nei cantieri o negli impianti, della valutazione dei rischi e del monitoraggio dell’impatto ambientale, del rispetto di tutti i limiti di legge, dall’inquinamento all’impatto idrogeologico».

Funzioni che un grande contractor non ha al proprio interno?

«Ogni azienda ha al suo interno dei responsabili di sicurezza, ma non ha ad esempio le competenze specifiche, gli strumenti e le conoscenze per un monitoraggio puntuale, ed è per questo che interveniamo noi. Oppure il nostro committente è il committente dell’opera, e il nostro lavoro consiste nell’assicurarci che le imprese rispettino le regole. In altri casi, come per Enel, il nostro è un ruolo di coordinamento in vari cantieri».

Quali sono i rischi principali da monitorare?

«Per la sicurezza sul lavoro si va dalla presenza di amianto all’esposizione al silice, responsabile della silicosi, dalla caduta di gravi sugli operai o al rischio di scoppi. Sul lato dell’impatto ambientale, invece, si monitora principalmente l’impatto acustico di un’opera, le vibrazioni che genera, l’inquinamento prodotto, l’abbassamento delle falde...».

Questioni, queste ultime, su cui spesso si apre lo scontro con i residenti.

«E’ giusto e naturale che le popolazioni vicine a una grande opera in progettazione si preoccupino dell’impatto ambientale. Il nostro ruolo è proprio effettuare tutti i rilievi per escludere ogni rischio. Dati che, sempre più spesso, siamo chiamati a spiegare direttamente ai cittadini in assemblea».

Ma le grandi opere sono ancora così impattanti?

«Le tecnologie oggi sono ben diverse da quelle di vent’anni fa. Si è innalzato molto anche il livello di controllo e le norme sono più stringenti. Tutto ciò ha ridotto moltissimo l’impatto sul territorio mentre, per contro, ha aumentato il livello di sicurezza sul lavoro».

Cosa c’è nel futuro?

«Abbiamo appena superato la prima fare di un progetto Horizon 2020 per la progettazione di un software che consentirà di contenere i costi di sfruttamento delle cave per pietre ornamentali, ad esempio i marmi».

Ci spieghi il problema.

«Il permetterà di calcolare l’impatto ambientale e la sostenibilità economica di una cava prima ancora dell’inizio degli scavi, con lo scopo di prevenirne l’abbandono in corso d’opera, evenienza purtroppo molto frequente nei Paesi in via di sviluppo».