Federico Para, palloncini azzurri, motorini e lacrime per l’addio al 16enne: “Pensaci mentre cavalchi le nuvole”

Una folla di ragazzi nella chiesa di San Rocco per l’ultimo saluto a Federico, morto a 16 anni nell’incidente. Il messaggio dei compagni di scuola: “Sei solamente passato dall’altra parte, una curva avanti a noi. Noi siamo sempre noi e tu sei sempre tu. Ti amiamo caro Para e l’amore non passa”

Cesena, 21 febbraio 2024 – Federico esce circondato dal rombo dei motori e con un fumogeno che porta le nuvole fino in terra, a dargli un passaggio verso l’Alto, verso dove volano i palloncini bianchi e blu, su, sempre più su, oltre il campanile della chiesa di San Rocco, dove dal basso non si vede, ma dall’Alto si vede, eccome se si vede.

Palloncini bianchi e azzurri al funerale di Federico Para (a destra) morto a 16 anni nell'incidente stradale
Palloncini bianchi e azzurri al funerale di Federico Para (a destra) morto a 16 anni nell'incidente stradale

Si vede una folla che per contenerla tutta non bastano le panche e le navate all’interno: c’è anche da stare fuori, in piedi o seduti sui motorini, col casco in mano e la maglietta blu addosso. Tutti uguali, tutti con la stessa. ‘Ciao Fede’. Oggi pomeriggio la città ha detto addio a uno dei suoi ragazzi, Federico Para, che sabato scorso aveva perso la vita in seguito a un incidente stradale. A stringersi intorno al dolore della sua famiglia sono stati prima di tutto i compagni della terza L, la sua sezione all’Itt Pascal, che nel corso della funzione religiosa gli hanno voluto tributare un toccante messaggio di addio, nel quale il sorriso per i bellissimi momenti trascorsi insieme si unisce alla promessa di non dimenticare il ragazzo che stava crescendo insieme a loro.

“In fondo – hanno letto gli amici - arrivando proprio in fondo, al fondo di questo dolore, Federico, la tua morte non cambia niente. Sei solamente passato dall’altra parte, una curva avanti a noi, sei andato avanti troppo presto. Noi siamo sempre noi e tu sei sempre tu. Il tuo ‘Salve’, la risata contagiosa, come storpi tutti i nostri nomi, la tua Inter, purtroppo… Il desiderio del trapianto di capelli in Turchia; tutte le ammiratrici segrete che ci hai mostrato, la quantità esagerata di fazzoletti e burro cacao, quelle piccole grandi cose che solo noi sappiamo, tutto c’è, tutto vive, è tutto dentro la terza L. Sorridi, scherza, pensaci, mentre cavalchi le nuvole sopra la tua Yamaha! Certamente starai impazzendo vedendo tutti i biglietti che le ragazze ti scrivono! E starai controllando come funziona la rete Lassù, il sistemista migliore che ci sia, ma il tuo banco resta a scuola in mezzo ai nostri. Che fortuna conoscerti! Sappiamo che va tutto bene, che stai bene, ti amiamo caro Para e l’amore non passa. Il tuo sorriso è la nostra pace!”.

Fuori c’erano le foto di quel cammino di vita – e di gioie – interrotto troppo presto, circondate da scritte nerazzurre. C’erano le moto accese e gli striscioni in terra: ‘Dai gas anche da Lassù’, ‘Fino all’ultima staccata’. Dentro c’era la commozione di una comunità alla quale il parroco don Paolo Pasolini si è rivolto parlando di fede: “Ci stringiamo nella preghiera e nell’amicizia ai genitori, ai nonni agli zii che vivevano tutti assieme nella stessa casa. Un’altra onda di fango ma stavolta non dal Savio. La notizia della sua morte ci ha svuotato il cuore. Chiediamo al Signore che lo riempia. Chiediamo al Signore che lo accolga in paradiso e chiediamo che la sua morte dia senso alla nostra vita. Diciamo grazie al Signore per il dono di Federico, per avercelo dato".