Fine vita, l’Emilia Romagna conferma: avanti con il suicidio assistito. Ecco i criteri

Solo alcune integrazioni alla delibera che vanno a rafforzare le motivazioni e ribadire l’impianto complessivo dell’atto

Fine vita, la Regione Emilia Romagna conferma: si procede. Ecco i criteri

© 2017 David Pereiras

Bologna – 29 febbraio 2024 – Sul fine vita la Regione dell’Emilia Romagna va avanti confermando l’impianto della delibera di Giunta del 5 febbraio.  La Giunta, con alcune integrazioni alla sua delibera, rafforza le motivazioni e ribadisce l’impianto stabilito per garantire il diritto del malato ad applicare la sentenza della Corte costituzionale

Ribadito il ruolo del Comitato regionale per l’etica nella clinica (Corec). Già da febbraio 2022, infatti, la Regione aveva indicato che l’organismo collegiale terzo richiesto dall’Alta Corte per la consultazione, e di riferimento per problemi di natura etica a salvaguardia di soggetti vulnerabili nel suicidio medicalmente assistito, dovesse essere un comitato specifico per l’etica nella clinica unico su tutto il territorio regionale, e non i Cet (Comitati etici territoriali).

La Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ribadisce come già oggi le strutture del servizio sanitario pubblico regionale debbano applicare la sentenza numero 242 del 2019 della Corte costituzionale sul fine vita, per garantire al malato che ne faccia richiesta il diritto di ricorrere al suicidio medicalmente assistito nel rigoroso rispetto dei ristretti casi indicati dall’Alta Corte.

In  Emilia-Romagna è confermato dunque che sarà il Comitato per l’etica nella clinica già istituito presso l’Asul-Ircss di Reggio Emilia, alla cui esperienza è stata data valenza regionale (Corec), l’organismo collegiale terzo di consultazione per le richieste di chi si trova nelle condizioni previste dalla Corte costituzionale e ha fatto richiesta di suicidio medicalmente assistito, assicurando in questo modo su tutto il territorio uniformità di valutazione.

Tassativi i criteri indicati dalla Corte per evitare ogni arbitrio: il paziente deve essere affetto da una patologia irreversibile, da cui derivino sofferenze fisiche o psicologiche che il paziente ritiene intollerabili, che sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

“In attesa di una legge nazionale per un tema di così grande importanza e delicatezza - ribadisce l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini –  confermiamo il nostro impegno per dare attuazione a quanto richiesto dall’Alta Corte. Abbiamo rafforzato le motivazioni, soffermandoci su tutti i passaggi giuridici a supporto di questa posizione. Ricordiamo che le Regioni sono chiamate ad applicare quanto previsto dalla Corte. Era doveroso mettere il sistema sanitario nelle condizioni di adempiere a questo obbligo nel miglior modo possibile, come richiesto anche dal ministero della Salute”.