Osterie d'Italia 2024, le chiocciole ai ristoranti di Bologna e dell’Emilia-Romagna

In attesa della Guida Michelin, ecco i riconoscimenti di Slow Food alle osterie tra new entry, conferme e menzioni d’onore

Bologna, 23 ottobre 2023 – L’autunno - lo sanno bene gli appassionati di gastronomia – è da tempo la stagione degli agognati verdetti culinari: in attesa della presentazione della Guida Michelin, il prossimo 14 novembre, la curiosità è stata stuzzicata sia dalle tante guide del magazine Gambero Rosso, sia dal volume Osterie d’Italia 2024 di Slow Food, presentato oggi a Milano e in uscita in libreria dal 25 ottobre.

Maria Cristina Bergozzi e i due figli Luca e Giovanni (Trattoria Da Noemi a Ferrara)
Maria Cristina Bergozzi e i due figli Luca e Giovanni (Trattoria Da Noemi a Ferrara)

Le novità del 2024

Quella di Slow food rappresenta, in realtà, una delle guide più amate e seguite di sempre ed è un punto di riferimento storico per le osterie italiane e per i cultori del cibo di territorio: nell’edizione 2024 ci sono 163 nuovi ingressi segnalati, che vanno a completare l’attuale rosa di 1752 locali recensiti nel nostro Paese.

Inoltre, nelle quasi mille pagine della guida fanno la loro comparsa, quest’anno, luoghi che non sono osterie in senso stretto, ma che rispecchiano i canoni e le atmosfere dell’osteria.

La guida segnala, dunque, i locali solitamente menzionati negli inserti - ovvero nelle guide tematiche che, regione per regione, tracciano la mappa dei migliori prodotti regionali, come pastifici, pizzerie e street-food.

Sono stati inseriti in guida, dunque, locali che eccellono nella preparazione di: farinotti, focaccia genovese e focaccia di Recco in Liguria; malghe trentine e törggelen altoatesini; bacari veneti; osmize sul Carso, buffet triestini e rito del tajùt in Friuli-Venezia Giulia; piadinerie romagnole; trippai fiorentini; supplì e pizza al taglio in Lazio; arrosticini abruzzesi; fornelli murgesi in Puglia; pizzerie in Campania; morzello in Calabria. Tutto questo per tener fede, dicono i curatori, a un "concetto più contemporaneo e inclusivo di osteria”.

I numeri dell’Emilia-Romagna

Le nuove chiocciole di quest’anno sono, in tutta Italia, 47: una tocca anche il territorio emiliano-romagnolo, che passa così a 21 chiocciole complessive. Le Chiocciole, lo ricordiamo, sono il riconoscimento massimo assegnato dai giudici di Slow food per l’eccellente proposta, l’ambiente, la cucina e l’accoglienza delle osterie.

La new entry è la Trattoria da Noemi, dal 1958 nel centro storico di Ferrara: già menzionato dalla guida Michelin, il locale è gestito oggi da Maria Cristina Borgazzi, figlia della fondatrice Noemi, assieme ai due figli Luca e Giovanni. Tra i piatti forti, la pasta fresca fatta in casa e i dolci tipici della tradizione ferrarese. Invariato l’elenco delle altre osterie emiliano-romagnole premiate con la Chiocciola:

Osteria Bottega – Bologna (BO)

Trattoria di Via Serra – Bologna (BO)

La Lanterna di Diogene – Bomporto (MO)

Campanini – Busseto (PR)

Locanda Mariella – Calestano (PR)

Laghi – Campogalliano (MO)

Badessa – Casalgrande (RE)

Da Faccini – Castell’Arquato (PC)

La Baita – Faenza (RA)

Da Noemi – Ferrara (FE)

Entrà – Finale Emilia (MO)

La Campanara – Galeata (FC)

Antica Locanda del Falco – Gazzola (PC)

Antica Trattoria Cattivelli – Monticelli d’Ongina (PC)

Osteria di Rubbiara – Nonantola (MO)

Osteria Pavesi – Podenzano (PC)

Arrogant Pub – Reggio nell’Emilia (RE)

Osteria dei Frati – Roncofreddo (FC)

Amerigo dal 1934 – Valsamoggia (BO)

Trattoria del Borgo – Valsamoggia (BO)

Il Cantacucco – Zocca (MO) Se Rimini e provincia restano a bocca asciutta, c’è però una piacevole novità nel capitolo riservato alle ‘menzioni d’onore’ della guida: Slow Food, infatti, segnala, tra gli indirizzi assolutamente da visitare, il riminese Agrofficina. Avviato e gestito dalla giovane Annachiara Leardini, architetta con la passione del cibo buono e sostenibile, Agrofficina è un piccolo ristorante e bistrot a due passi da Castel Sismondo, in quella piazza Malatesta recentemente ristrutturata e restituita alla città. Il riconoscimento di Slow Food premia, in particolare, l’attenzione al recupero, alla stagionalità e al valore dei prodotti a km zero, in gran parte provenienti dall’orto di famiglia e venduti anche all’interno del locale.