La cena della vergogna, un vademecum con cori beceri. Caccia ad altri partecipanti

Nuove rivelazioni sulla serata dedicata al fascismo a Ferrara: sono 24 i giovani indagati. Foglietti con parole per sbeffeggiare vittime di omicidi, stupri e incidenti

La cena della vergogna, il materiale sequestrato dalle perquisizioni nelle abitazioni degli indagati

La cena della vergogna, il materiale sequestrato dalle perquisizioni nelle abitazioni degli indagati

Ferrara, 18 febbraio 2024 – C’era una chat, creata giorni prima per la festa di compleanno, con regole da rispettare tra i commensali. ’Frati Ngiustamente carcerati’, il nome del gruppo whatsapp dato dall’organizzatore. Una serata a tema, tutti vestiti da carcerati e poliziotte, iniziata con una grande tavolata prenotata alla Fraschetta, bar-ristorante di via Carlo Mayr, a due passi dal ghetto ebraico di Ferrara.

Poi ecco il vademecum, sei i punti: bere, disturbare eventuali altri commensali in sala, e soprattutto cantare. Con parole e testi riportati rigorosamente su un foglietto distribuito una volta arrivati al ristorante. Cori volgari, vergognosi, beceri, ripresi da un apposito ignobile sito, dove vengono sbeffeggiate vittime innocenti, assassinate, rimaste senza arti a seguito di incidenti, per la loro pelle, vittime di attentati e, per non farsi mancare nulla, dei lager nazisti.

Non solo una bravata, una violenza da estirpare velocemente (di V. Baroncini)

Da Yara Gambirasio, uccisa a 13 anni, e Meredith Kercher violentata e assassinata a Perugia nel 2007, all’ex campionessa azzurra Fiona May per il colore della pelle; dai carabinieri uccisi a Nassiriya ad Alex Zanardi, fino a uno dei simboli dell’orrore della Shoah, Annelies Marie Frank.

Perché quella sera, definita da molti degli stessi e dai loro avvocati "goliardica", a ridosso dell’ultimo Natale – era il 22 dicembre –, con le tute arancioni che tanto ricordavano i detenuti di Guantanamo, bisogna innanzitutto intonare quei cori, dopo aver bevuto fiumi di vino e aver minacciato (con il segno del tagliare la gola) i vicini di tavolo che, indignati della situazione, hanno chiamato la polizia. "Saranno stati 10-15 minuti di ’casino’, è volata qualche frase scomoda e poi è arrivata la polizia", spiega il titolare del locale cercando, a suo modo, di minimizzare l’accaduto.

"Canti inneggianti fascismo e nazismo? Questi non li ho sentiti sinceramente, stavo lavorando, andavo avanti e indietro dalla cucina. Frasi nei confronti di persone uccise, ne ricordo una su Yara. Li ho invitati a smetterla subito o li avrei cacciati". Dopo essere stati identificati uno a uno dai poliziotti intervenuti, "i ragazzi – chiude il ristoratore – hanno pagato, lasciando qualcosa in più per aver rotto alcuni bicchieri e si sono scusati per quanto era successo".

Ora tutti – sono 24, quattro ragazze, hanno tra i 23 e i 33 anni, la maggior parte ferraresi, poi di Bentivoglio, Bari e Vicenza, laureati e lavoratori, incensurati – sono finiti al centro di un fascicolo aperto dalla Procura per apologia di fascismo, propaganda e istigazione dell’odio razziale, minaccia e vilipendio delle forze armate. Una vicenda che ha indignato non solo la comunità ebraica, in un momento storico molto delicato, bensì l’intera Ferrara, a partire dal sindaco Alan Fabbri ("ogni forma di odio razziale va condannata").

Fortunato Arbib, presidente della Comunità ebraica, non crede alle sue orecchie: "Sono sconcertato – attacca – perché Ferrara, mai prima d’ora, era stata toccata da fatti di tale gravità. Mi chiedo: siamo davanti a un caso isolato o a un gruppo strutturato? E penso alla seconda ipotesi per il numero di partecipanti, alla loro organizzazione e alla loro pianificazione". Arbib non dimentica la manifestazione romana per l’eccidio di Acca Larentia e il matrimonio con saluto romano di Varese, due episodi avvenuti a pochi giorni di distanza a dimostrazione che "purtroppo non abbiamo ancora oggi fatto un esame di coscienza come italiani sui fatti storici". E dimostrano "come in ciò vi sia tanta ignoranza". Aggiunge Amedeo Spagnoletto, presidente del Meis: "Non siamo assolutamente davanti a una goliardata. Uno scempio che si è consumato nel cuore della città".

E mentre dalle perquisizioni nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro degli indagati sono state ritrovate katane, una pistola giocattolo, mazze con la scritta ’boia chi molla’, calendari del Duce e altro, il numero degli indagati potrebbe ancora aumentare. Secondo indiscrezioni, infatti, Procura e Digos sono alla ricerca di altri commensali che la sera del 22 erano seduti al tavolo, riusciti però ad andarsene anzitempo. Ma gli interessati? In attesa degli interrogatori (il 24), c’è chi si dispera e si scusa, chi confida di aver pianto per non aver capito la portata di certi gesti e parole, chi schiuma rabbia per essere finito al centro di una vicenda enorme, "ma inconsapevolmente". Perché "non siamo nè fascisti nè razzisti".