Le nomine dell’Ausl: Anatomia patologica ha il nuovo direttore

È il mantovano Matteo Costantini, già in passato al Morgagni-Pierantoni, e il forlivese Gianluca Saragoni va a dirigere lo stesso reparto a Ravenna

Il neo primario Matteo Costantini con lo staff

Il neo primario Matteo Costantini con lo staff

Forlì, 24 febbraio 2024 – È avvenuto pochi giorni fa il passaggio di testimone alla guida del reparto di Anatomia Patologica dell’ospedale Morgagni-Pierantoni. Il direttore facente funzioni Michele Gaudio, infatti, ha raggiunto il traguardo della pensione e lascia le redini del servizio a Matteo Costantini.

Di origini mantovane, 47 anni, Costantini non è nuovo del nosocomio forlivese. Infatti, ha lavorato con l’equipe di anatomia patologica per circa otto anni, con due incarichi a distanza di tempo. Ha ricoperto ruoli dirigenziali anche a Reggio Emilia e a Modena affinando le sue competenze, in particolare, sul distretto toracico, seguendo i percorsi assistenziali per patologie polmonari oncologiche e non.

«L’ospedale di Forlì – spiega il direttore – è un centro altamente specializzato in malattie gastroenteriche, epato-bilio-pancreatiche e anche per l’area toracica e senologica. Il bando di concorso cercava professionisti con queste competenze e il mio profilo e la mia pregressa esperienza a Forlì erano in linea con la figura ricercata".

Il ruolo del patologo è quello di analizzare, attraverso microscopi sofisticati, campioni di sangue, tessuto o secrezioni per fare la diagnosi di numerose patologie. "Il reparto forlivese – sottolinea Costantini –, in collaborazione con l’Irst di Meldola, si occupa anche della gestione del materiale per le indagini molecolari utili per mettere a punto le terapie bersaglio per i pazienti oncologici del territorio. L’obiettivo è quello di fornire sempre risposte precise e rapide in modo che i malati possano iniziare i trattamenti il prima possibile".

Tra le tante sfide per il futuro anche quella dell’innovazione tecnologica che affianca il lavoro ‘artigianale’ del patologo. "L’obiettivo – continua Costantini – è quello di migliorare la cosiddetta ‘digital pathology’, ovvero l’uso di programmi e strumenti digitali per analizzare i vetrini e avere immagini di alta qualità. Grazie a questi dispositivi è possibile eseguire una diagnosi più precisa e ottimizzare i tempi di attesa".

Anche la sanità romagnola risente della carenza di personale medico e infermieristico: "C’è una grande difficoltà a reperire i patologi, come altre figure sanitarie – chiosa il direttore –. Le scuole di specializzazione hanno pochi iscritti, per questo il nostro servizio collabora con l’Università di Bologna per formare giovani specializzandi; l’obiettivo è quello di assumerli appena terminati gli studi".

La sede forlivese dell’anatomia patologica è stata una fucina di talenti; infatti, dal reparto arriva anche il forlivese Luca Saragoni, direttore fresco di nomina della vicina Ravenna. "Ho lavorato 29 anni a Forlì – spiega Saragoni –. Quando sono arrivato appena laureato ho trovato un ambiente all’avanguardia con dotazioni tecnologiche avanzate per l’epoca. In questi anni mi sono specializzato sugli studi del distretto gastroenterico, che è esattamente la vocazione del nosocomio di Ravenna".

Gli ospedali della Romagna da tempo lavorano in rete per creare percorsi standardizzati di diagnosi e cura, ognuno con ambiti precisi. "Ravenna è uno dei tre centri regionali riconosciuti che raccoglie ed elabora, per tutta la Romagna, i pap test e gli hpv test, cioè esami per indagare potenziali lesioni a carico della cervice uterina. Parliamo di circa 60mila controlli all’anno". Il filo rosso fra le anatomie patologiche di Forlì e Ravenna è la volontà di "unire i territori e andare oltre le logiche campanilistiche volte emerse in passato".