Sorelle trovate morte, due vite da invisibili. "Nessun legame con parenti e amici"

Recanati, le sorelle Stortini non erano state segnalate ai servizi sociali del Comune. L’assessore Nicolini: "Non riuscendo a contattarle dopo le infiltrazioni, abbiamo fatto verifiche coi medici curanti e gli ospedali: nessun riscontro"

Sorelle trovate morte in casa dopo mesi. Due agenti della polizia locale davanti al palazzo di corso Persiani (De Marco)
Sorelle trovate morte in casa dopo mesi. Due agenti della polizia locale davanti al palazzo di corso Persiani (De Marco)

Recanati, 7 dicembre 2023 – Choc in città alla notizia del ritrovamento dei corpi quasi mummificati delle due sorelle Stortini, Luisa Berenice, 69 anni e Piermaria Luigia, 71 anni, ritrovate nella loro casa di corso Persiani, in pieno centro storico.

Choc in centro a Recanati

Il modo in cui sono morte e tutto il tempo in cui sono rimaste in casa prive di vita, sicuramente per molti mesi, prima del ritrovamento dei loro corpi, hanno gettato nel turbamento e nell’angoscia l’intera città. Pochi le conoscevano direttamente, qualcuno ricorda di aver frequentato insieme a loro le scuole, ma poi più nessun contatto, chiuse in quel loro isolamento da tutto e tutti, con le finestre della loro casa sempre serrate.

Le si vedevano in giro a fare la spesa, vestite fuori moda e spesso anche fuori stagione, Luigia, la più grande davanti a dettare il passo e Berenice a seguirla. La grande aveva un taccuino con cui, davanti alle plance dei manifesti funebri, annotava i nomi delle persone morte, quasi una specie di anagrafe personale della città.

Nessun legame con i parenti, nessun rapporto con i vicini se non con toni litigiosi, nessun contatto con le istituzioni: "Non le seguivano come servizi sociali – precisa Paola Nicolini, assessore al welfare cittadino – mai si erano rivolte a noi. Io le conoscevo per sentito dire e non per una conoscenza diretta. Mi sono interessata ultimamente per la segnalazione dell’infiltrazione d’acqua che, però, non riguardava loro direttamente, ma era tutto un altro problema. Non riuscendo a contattarle abbiamo cercato i loro medici curanti, che però non le avevano mai seguite. Poi abbiamo verificato se fossero state ricoverate da qualche parte o in ospedali e, attraverso l’ufficio anagrafe, se ci fossero familiari da contattare se eventualmente erano ospiti da loro, era un po’ strano conoscendole, ma abbiamo fatto anche questo tentativo. Purtroppo intorno alla loro casa non ci sono residenti ma uffici, negozi o locali vuoti, non persone che, abitando vicino a loro o nello stesso palazzo, potevano accorgersi di quanto stava accadendo o che non c’erano più rumori". Chi le conosceva bene, invece, è il sindaco Antonio Bravi che ricorda che le due ragazze, quando lui era giovane, avevano frequentato la sua casa fermandosi anche qualche volta a mangiare.

"Poi, però, i contatti si sono interrotti e loro si sono chiuse sempre più in questo isolamento che le ha accompagnate sino alla morte. È drammatico pensare alle loro ultime ore di vita, ma purtroppo questo sono situazioni di solitudine che sfuggono a qualunque controllo, specie se solo loro stesse a rifiutare ogni contatto". Un vicino di casa, l’avvocato Piergiorgio Moretti, confessa di aver avuto con le due sorelle "rapporti molto tormentati. Erano due persone che avevano una vita molto riservata e non amavano affatto avere rapporti con gli altri". Resta, però, l’amarezza di una comunità che si è dimenticata di loro anche se, forse, poco si poteva fare vista la volontà delle due sorelle di tagliare i ponti con tutti, e di vivere – e di morire – in simbiosi l’una con l’altra: nessun compagno, nessuna amicizia, ness una comunità.