La mostra Gratia Plena riapre, ma aumentano i controlli

Carpi, la mostra proseguirà con nuove modalità di vigilanza: un mese di polemiche che ha visto sotto assedio anche il vescovo Castellucci

Il quadro ’Inri-San Longino’ finito nel mirino delle polemiche

Il quadro ’Inri-San Longino’ finito nel mirino delle polemiche

Carpi (Modena), 6 aprile 2024 – La mostra "Gratia Plena" riaprirà questa mattina a Carpi. Dopo l’episodio violento del Giovedì santo, sono state definite nuove modalità per la visita e accortezze di vigilanza attiva. Ma di certo le polemiche che divampano da più di un mese hanno già lasciato sul campo molte ferite, in particolare per monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena e vescovo di Carpi. Come ha ammesso nell’intervista al nostro giornale, don Erio non aveva visto le opere prima dell’apertura della mostra, ma quando si è scatenata la polemica ha preso informazioni sia dall’autore che dagli organizzatori, e ha escluso che i quadri esposti alla chiesa museo di Carpi siano blasfemi o a sfondo sessuale: tuttavia forse – avrebbe detto ad alcuni collaboratori – gli organizzatori hanno sottovalutato la sensibilità religiosa di alcune persone, certamente poco attrezzate a valutare l’arte contemporanea, ma soprattutto legate a una fede che non accetta di uscire dai canoni.

Di certo la polemica sulla mostra ha assunto toni davvero molto forti, aggressivi e anche violenti, con un bombardamento di email di insulti verso la diocesi, sit in di protesta, preghiere di riparazione, perfino una denuncia che è stata subito respinta dalla Procura, per non parlare dell’assalto alla mostra, la mattina del Giovedì Santo. Addirittura, in una trasmissione online di un’associazione fondamentalista, si è arrivati a dire che "abbiamo preparato già i pallettoni che dobbiamo sparare contro chi, abusando della posizione ecclesiastica, stupra, violenta, infanga la nostra fede" e "Quel vescovo deve essere buttato nel cesso, insieme alle sue opere, lui e l’artista insieme!"

Non sono i primi attacchi (amplificati dai social) a cui don Erio è stato sottoposto in questi anni: secondo alcuni, sembra che sia in atto una ‘macchina del fango’ avviata già da qualche tempo. L’arcivescovo venne preso di mira già nel 2017 quando, con una nota sul settimanale diocesano di Modena "Nostro Tempo", chiese alle parrocchie e agli enti ecclesiastici di non invitare od ospitare nei loro locali persone che sostenessero l’idea che Papa Francesco fosse eretico. Da allora – sottolineano persone vicine all’arcivescovo – ogni occasione è stata un pretesto per lanciargli critiche e accuse, anche su situazioni su cui non aveva messo mano e non aveva alcuna possibilità di intervenire. Lo hanno bersagliato per la partenza dei Padri Benedettini da San Pietro e delle monache Visitandine da Baggiovara, quando in realtà il ritiro dei religiosi e delle religiosi è stato deciso dai rispettivi ordini. Lo hanno criticato perfino per il Babbo Natale in tutù e per il Carro - Amato esposti per le festività in piazza XX settembre a Modena, e quella di certo non era un’iniziativa della Chiesa modenese. Insomma, il vescovo è sotto attacco. Ma – viene da chiedersi – esiste qualcuno che ha interesse a muovere tutto questo polverone contro don Erio? E per quali motivi?

Di certo – non lo ha nascosto anche nella nostra intervista – l’arcivescovo vive tutto questo con amarezza, ma non con rassegnazione, anzi... Egli stesso ha detto che chiudere la mostra anzitempo vorrebbe darla vinta all’arroganza e ai fanatismi. Purtroppo questo rinfocolarsi di polemiche ha suscitato dispiaceri, sconcerto e disorientamento tra i fedeli (e anche i sacerdoti) che apprezzano l’opera che don Erio ha svolto in questi anni a Modena e Carpi, e per il suo approccio aperto e solidale. Questi attacchi – segno di una ‘polarizzazione’ che esiste nella Chiesa, come nella politica – non sono certo un segno di comunione e di fraternità.