C’E’ lo spacciatore e il sindaco Muzzarelli, ci sono i ragazzi che fanno rap negli scantinati e il cane di una prostituta, perché lei non voleva metterci la faccia. C’è un microcosmo pieno di sfumature nel progetto R-Nord del fotografo modenese Tommaso Mori, protagonista negli spazi di Ago, più precisamente nella Chiesa di San Nicolò, da domani al 17 novembre. Una mostra che parla di persone, come vuole il Festival, di identità intensa come «rigenerativa, esplorata nel suo costante ed essenziale rapporto con la comunità», spiega l’artista. Facciamo un passo indietro: tutto è cominciato a cavallo tra il 2017 e il 2018 quando Tommaso, tra i vincitori del bando nazionale ‘Call for projects - Abitare’, ha deciso di dedicare...

C’E’ lo spacciatore e il sindaco Muzzarelli, ci sono i ragazzi che fanno rap negli scantinati e il cane di una prostituta, perché lei non voleva metterci la faccia. C’è un microcosmo pieno di sfumature nel progetto R-Nord del fotografo modenese Tommaso Mori, protagonista negli spazi di Ago, più precisamente nella Chiesa di San Nicolò, da domani al 17 novembre. Una mostra che parla di persone, come vuole il Festival, di identità intensa come «rigenerativa, esplorata nel suo costante ed essenziale rapporto con la comunità», spiega l’artista.

Facciamo un passo indietro: tutto è cominciato a cavallo tra il 2017 e il 2018 quando Tommaso, tra i vincitori del bando nazionale ‘Call for projects - Abitare’, ha deciso di dedicare sei mesi di tempo a esplorare il palazzo modenese R-Nord (spesso al centro di polemiche riguardanti il suo stato di degrado) e il quartiere che gli vortica intorno. Tutto è iniziato in dicembre e finito il 26 maggio 2018, con una grande giornata di festa (e fotografie) nella piazza davanti alla Coop. In questo arco di tempo, ogni giorno Tommaso era a R-Nord: a parlare, conoscere, scoprire questo piccolo mondo che, proprio come il mondo, «fa tanto schifo quanto è bello». Spacciatori, immigrati, abitanti storici arrivati dal meridione, prostitute e nuovi lavoratori come quelli delle società Evensi, Junto o i volontari della Croce Rossa si sono abituati a vedere Tommaso con la sua macchina fotografica e il cavalletto pronto a offrire, in cambio di apertura, fotografie e ritratti di famiglia. Un racconto che si è concretizzato nella giornata del 26 maggio: quel giorno i ritratti sono diventati i 209 della mostra (che, prima di arrivare qui, è stata alla Triennale di Milano). Come in un gioco, a chi è stato fotografato si chiedeva di mettere in relazione la propria immagine con documenti e schede tecniche riguardanti l’R-Nord: da progetti di riqualificazione ad articoli di quotidiani locali, «lasciando le persone libere di scegliere come vedere se stessi in relazione con il palazzo», dando così vita a questa serie di immagini blu dove, al negativo del ritratto, si sovrappongono disegni architettonici o titoli di giornale.

Non solo artista, Tommaso ha vestito i panni dell’esploratore, dell’antropologo: ha bussato a ogni porta, si è infilato nei garage e negli scantinati, ha visto la ‘stanza del buco’ – un garage offerto ‘a ore’ per farsi di eroina – e i materassi abbandonati lungo le scale anti incendio. E’ diventato regista, direttore d’orchestra: l’attivatore di un’opera partecipata a cui anche i più restii, una volta lasciate cadere le difese nei confronti della ‘cosa pubblica’, si sono consapevolmente abbandonati. Alla domanda se R-Nord sia meglio o peggio di quello che si pensi, Tommaso risponde che «non è né giusto né sbagliato, è diverso. R-Nord è un agglomerato di realtà opposte che cambia continuamente: alle 17 è un posto, alle 20.30 un altro. Quando si parla di R-Nord bisogna farlo in maniera corale, tenendo dentro le start-up di successo e l’estrema povertà. Non ho mai trovato – continua l’artista – una sintesi così precisa del mondo: quando guardi R-Nord vedi il sistema economico e sociale che abbiamo creato, l’inevitabile risultato di una società in cui è normale che ci siano persone che vivono nello stesso posto, ma con possibilità e welfare opposti. Non è un luogo medio e per questo chiama una narrazione polarizzata. C’è pericolo, illegalità, ma non toccano l’esterno perché R-Nord è a compartimenti stagni, tutto lì è doppio: ci sono due supermercati, due bar, attività legali e illegali, mondi che non si parlano tra loro. La vera domanda è: come mai lasciamo che queste cose esistano?».